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Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C. |
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"Dalla Terra alla Luna" al Veritas di Napoli !Inviato alle 15:16 il May. 22, 2013
Prezzi accessibili ed onesti, materia prima di qualità, curata la presentazione dei piatti, servizio preciso ed inappuntabile, ambiente spazioso e confortevole. Sembra una ricetta (dalla quale dipende il vero successo di un locale prima ancora che da quelle culinarie...) banale ma non lo è affatto! Sono tornato al Veritas dopo molto tempo dalla mia ultima visita ed abbiamo trascorso una serata davvero piacevolissima. Abbiamo mangiato bene - 58 euro il menù degustazione completo, di sette portate, tutte perfettamente riuscite, ad eccezione forse dei due primi (buoni ma senza acuti) non proprio all'altezza di una prova, nel complesso, quasi superlativa (per la cronaca esiste anche una versione light a 48 euro che prevede due portate in meno) e bevuto meglio:
Nanni Copè Sabbie di Sopra il Bosco 2009 a tutto pasto rivelatosi splendido rosso anche per accompagnare il pescato
sorprendente l'Aglianico Spumante Rosè di Masseria Fattasi come aperitivo
affidabile l'Armagnac 1985 Sempè in chiusura.
Complimenti allo staff in cucina ed in sala nell'attesa di una prossima puntata. A presto!
Una bella scoperta !Inviato alle 08:08 il May. 20, 2013
"Rimosso" Lambrusco di Sorbara DocHo provato sia il "Rimosso" che lo Spumante e sono rimasto, davvero, molto positivamente impressionato dal livello qualitativo di questo produttore, Christian Bellei, che non conoscevo. In particolare è stato il "Rimosso" a colpirmi fin dal colore di una luce e di un'intensità incredibili nonostante non fossse particolarmente concentrato ma, anzi, decisamente scarico. Il naso delicato, puntuale, preciso con i suoi richiami di piccoli frutti rossi e sfumature elgantemente floreali. Il palato scattante, croccante, con la sua beva trascinante ed il finale fresco, acido, frizzante con una chiusura percepibilmente amara in grado di allungare il sorso su un'impronta dichiaratamente sapida. Un riferimento assoluto per tipologia e denominazione. Da non perdere ! Da provare.
“I grandi vini sono puri, razionali e armonici, quindi, per definizione, anarchici”.
Se l'annata non è sempre quella giusta.Inviato alle 11:55 il May. 12, 2013
Iniziamo da un bianco (l'unico selezionato) il Don Chisciotte 2010 di Zampaglione. In questo caso l'annata era proprio quella recensita molto positivamente su Enogea (89/100 G.Gravina) ed il vino l'avevo assaggiato in quest'ultimo periodo, ripetutamente, a vari banchi d'assaggi e sedute di degustazione. L'impressione era stata davvero positiva. Ma avere una bottiglia intera a disposizione e mangiarci sopra è tutta un'altra cosa. Il giudizio rimane decisamente positivo ma assolutamente ridimensionato. L'insistenza del profilo organolettico, pur intenso e dotato anche di una buona profondità espressiva, su note floreali ed in particolare di erbe di campo finisce per costringerlo in un atteggiamento, alla lunga, piuttosto monocorde. Uno sviluppo tendenzialmente monotematico dove la bucciosità estrattiva ne sacrifica le doti di eleganza. Tradotto sulla tavola non riesce a relazionarsi compiutamente con il cibo qualche volta sovrastandolo ma più spesso snobbandolo, rimanendo slegato ed isolato in un'esibizione liquida ed odorosa fine a se stessa. Ripeto, non fraintendetemi, rimane una bella bottiglia ma più da quattro amici (appassionati) al (wine)bar in vena di enoseghe mentali che da picnic open air...
Passiamo ai rossi.
Contrade di Taurasi Coste 2008 Versus Coste 2007
Non c'è storia. Il 2008 è (almeno per il sottoscritto) nettamente superiore. Non c'è aspetto sul quale il 2007 riesca ad insidiarne il primato. Se non forse nella beva, sicuramente più immediata (ma non per questo più gratificante) che in questo momento gioca a suo favore. Sulla distanza le differenze di valore emergeranno ancora con più evidenza, quindi (se ne avete) conservate il 2008 e bevetevi il 2007.
Poliphemo 2009 versus 2008
Iniziate a riempirmi di buuu e di palline di carte sparate con penna bic appositamente modificata a cerbottana. Non capisco una mazza di vino, lo so, ma tutta la vita il 2009. Che me ne fotte dell'equilibrio, dell'eleganza o della grana del tannino se mi sto bevendo un vino di Luigi Tecce ?! Se cerco determinate cose me le vado a cercare altrove. Dal Poliphemo pretendo lo sballo di non capirci un cazzo !
Satyricon 2010 L'ho acquistato perchè un ragazzo da poco appassionatosi al vino l'aveva bevuto in un ristorante dietro consiglio del sommelier del locale. Una delusione pe lui come per i suoi compagni di tavolata. Aggravata dall'esborso di 20 euro. Avrei voluto dirgli che c'aveva ragione ed il vino non valeva i soldi. Oppure confortarlo nella sua convinzione di non aver semplicemente capito quel vino. Purtroppo non riesco a mentire. C'è poco da capire ed il vino è molto buono. Forse l'abbinamento non sarà stato felice, forse qualche spigolatura acido-tannica di troppo rende, effettivamente, quest'aglianico un po' ostico per il novello bevitore ma questo 2010 rimane tra le più riuscite interpretazioni di sempre !
BIONATURA ?!Inviato alle 11:47 il May. 11, 2013
Bionatura Shoes
La foto, lo so, avrei dovuta metterla alla fine...
Leggi "bionatura" e pensi alla (ennesima...) nuova linea di vini biologici della cantina X oppure alla (ennesima) nuova linea di frollini, yogurt, pasta, riso, carni, verdure (etc.etc.) della marca Y. E se non si tratta di vino e neanche di alimentari allora immagini possa trattarsi di una linea di prodotti per l'estetica, qualche nuovo (ennesimo) trattamento super speciale e super innovativo a base di alghe del Kilimangiaro (alghe sul Kilimangiaro ?!) o altro ritrovato (fino all'altro giorno introvabile) assolutamente naturale, unico, miracoloso... Invece no! Nulla di tutto questo! Scarpe, ragazzi, scarpe...
Pinò Noir al Supermarket...Inviato alle 08:51 il May. 10, 2013
L'altro sera sono passato da un supermercato vicino casa, affiliato Conad, ricordavo una bella, più che altro inaspettatamente curata e piacevolmente insolita, selezione di etichette, soprattutto campane, come ad esempio i bianchi di Pietracupa e Villa Diamante, i vini di Fattoria La Rivolta, ma non solo... Ho visto in bella mostra anche alcuni, i soliti, "mostri sacri" come il Sassicaia o il Terra di Lavoro (però, in questo caso, si tratta di un dejà vu se pensate che è da tempo che i miti sono in vendita alla Metro e molto spesso i prezzi non sono affatto convenienti dal momento che li paghereste decisamente meno in una qualunque enoteca..). La sorpresa è stata non solo e non tanto ritrovare quelle etichette di nicchia (lasciamo perdere le bottiglie-trofeo), segnale di una continuità evidemente corrisposta e sollecitata dall'apprezzamento dei clienti, ma addirittura una vera e propria rivoluzione nella comunicazione visiva. Le due file scarse di scaffali precedentemente dedicate ai vino sono diventate un vero e proprio spazio aperto, a tre sponde, di almeno una settantina metri quadrati dove muoversi comodamente tra una rinnovata esposizione, scrupolosamente ordinata per aree geografiche. E non è la prima volta che mi capita di imbattermi in una situazione del genere. Nella stessa zona un affiliato Decò, il proprietario è un appassionato di vini, ha creato un mini-enoteca all'interno del supermercato stesso dove, talvolta (il sabato preferibilmente), ospita, perfino, una sommelier a dare consigli ed indicazioni sulle etichette a scaffale. Sicuramente il fatto di abitare in una zona considerata "benestante" può spiegare il motivo di certe scelte che possono, dunque, rappresentare un'eccezione ma è anche vero che si tratta di un segnale evidente dell'onda lunga di un fenomeno, alimentato soprattutto e sempre più dalla televisione, di persone comuni cui piace comprare, ogni tanto, la bottiglia particolare, mettersi in mostra con gli amici, sentirsi un po' esperti, un pò viveur, anche se a modo loro...
Il pippotto serve ad introdurre un altro argomento che mi sta a cuore. Dovete sapere che c'è un mio collaboratore che viaggiando spesso con me ha sviluppato una simpatia piuttosto singolare per il pinot nero francese, borgognone nello specifico (chi mi conosce si starà chiedendo "...ma va, che cosa strana..."). Ed ha trasmesso lo stesso sentimento alla moglie che, ormai, mi dice, beve solo quello... Così tutte le volte che capita e che posso gli regalo qualche bottiglia dalla mia cantina. Essendo, invero, il soggetto persona schiva ed introversa vive la cosa con evidente imbarazzo. Insistentemente mi chiede di indicargli dove poterselo comprare da sè, ovviamente con i limiti di budget che una persona con una normale busta può avere. Il problema è dunque duplice. Innanzitutto trovare chi vende Pinò Nero (borgognone) a Napoli. Secondo a prezzi accessibili... Insomma missione impossibile. Non mi resta che andare a perlustrare in giro tra la grande distribuzione e più piccoli supermercati di quartiere per scovare qualche buon altoatesino in offerta che ancora galleggi in prossimità dei 10 euro anche se so, e lo sa bene anche il mio collaboratore, che non è la stessa cosa... L'unica cosa che posso fare è assaggiarli, almeno, prima io per evitargli di buttare i soldi e garantirgli un minimo di soddisfazione. Gli ultimi pescati sullo scaffale sono stati quelli di Abbazia di Novacella ed Elena Walch. Entrambi più che potabili pur con tutti i limiti che, inutile star qui a girarci intorno, il vitigno esprime in quel diverso contesto geografico. E' giusto che sia così. Ma la vera sorpresa è stato trovare anche un improbabile Bourgogne Pinot Noir a meno di 6 euro. Sorpresa, purtroppo, non dal punto di vista qualitativo, essendosi rivelato organoletticamente mediocre e piuttosto anonimo. Ma devo ammettere che questa bottiglia un suo senso l'ha avuto... Il mio collaboratore, alla fine, si è ritrovato, infatti, con la possibilità di comprarselo coi soldi suoi. Ed indipendentemente dal mio giudizio critico, comunque, il vino rispecchiava almeno quegli standard minimi di riconoscibilità che si aspettava. Scarico di colore, moderato d'alcol, impercettibilmente tannico, fresco, equlibrato e funzionale alla tavola. Probabilmente qualcuno mi obietterà che avrei potuto consigliargli meglio dirottandolo su una buona schiava, un grignolino oppure, perchè no, un piedirosso ben fatto, spendendo gli stessi soldi e bevendo molto meglio. Ma si sa qualche volta anche l'occhio vuole la sua parte e ci si beve, volentieri, consapeveolmente sia ben chiaro, anche solo l'etichetta...
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