Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.

Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.


"Il vino di qualità migliore è quello moderatamente forte e dal profumo delicato. Quando penetra in bocca, lusinga le narici e conforta il cervello. Si lega bene al palato senza ferirlo, al cuore dà gioia ed allegria!."(Le segré des segrez). Riflessioni per ricollocare il Vino nell'ambito di una cultura dietetica ed estetica. Per tradurre la degustazione in emozioni e sensazioni. Per rileggere etichette e vini nel segno della tradizione e della convivialità. Un viaggio nell'interiorità del vino. Una questione di rispetto e di gusto. Un diario personale per ripercorrere assaggi, esperienze e momenti speciali. Nessun riferimento spaziale o temporale. "Uomini dalle piccole ambizioni morali fanno vini (e non solo vini) dalle piccole ambizioni estetiche". Bevo... ergo sum!!!

Home | My Profile | Archives | Friends | Album fotografico

OUTIS BIONDI in mini verticale: 2004-2005-2006

Inviato alle 09:43 il Oct. 29, 2014

 

 

Etna Rosso Doc

 

Outis (in greco outis sta per nessuno) è la risposta che Ulisse diede al ciclope Polifemo, alla domanda circa la sua identità*. Ai piedi dell'Etna era verosimilmente dove vivevano appunto i Ciclopi. Il vino di Biondi nasce tra i 650 e gli 800 mt d’altitudine da tre vigne (Monte Ilice, Vigna di Carpene, Vigna di Cisterna e Vigna di Chianta) nel comune di Trecastagni, in località Monte Ronzini, da uve nerello mascalese (80%) e cappuccio (20%). Il terreno è sabbioso di matrice vulcanica, qui le uve possono godere dell'indispensabile escursione termica tra giorno e notte, tale da lasciare inalterata la concentrazione di profumi e portarle ad un ottimale stato di maturazione. Le vigne, tutte nella forma del classico alberello, sono state impantate tra il 1960 ed il 1970. Dopo lunga macerazione con le bucce per 10 giorni in acciaio, il vino viene travasato ed affinato in legno, dove sosta un anno circa per poi venire imbottigliato dopo un ulteriore sosta di 6 mesi in bottiglia. Il tratto distintivo del vino è l’eleganza. Il colore rubino dai riflessi granata è piuttosto scarico ma compatto. Il naso si lascia apprezzare per precisione, ricchezza di sfumature e profondità. Le note floreali esibiscono un contrasto tra le percezioni più fresche e balsamiche  con quelle di petali di rosa secchi. Tuttavia sono la finezza e l’intensità a prevalere nell’ampio spettro olfattivo. Il frutto non è mai prevaricante sulle altre note, dona dolcezza e allo stesso tempo l'acidità tipica dei piccoli frutti rossi. Un profilo decisamente minerale, di grafite e pietra focaia, s'intreccia a sentori terrosi e di sottobosco. Il legno è usato magistralmente. In bocca c'è coerenza perfetta di sensazioni con la beva che si poggia su una trama tannica setosa, vellutata sostenuta dalla spina dorsale acida . Un equlibrio mai statico, dinamico, in continuo divenire. Elastico e nervoso esibisce nel sorso tutta la sua naturalezza espressiva.

 

 

*Intrappolati nella caverna del Ciclope, il cui ingresso era bloccato da un masso enorme, Ulisse escogitò un piano per sfuggire alla prigionia di Polifemo. Come prima mossa, egli offrì del vino dolcissimo e molto forte al Ciclope, con l'intento di inibirgli i sensi ed indurlo in un sonno profondo. Polifemo gradì così tanto il vino che promise a Ulisse un dono, chiedendogli però il suo nome. Ulisse, astutamente, gli rispose allora di chiamarsi "Nessuno". "E io mangerò per ultimo Nessuno", fu il dono del gigante. Dopodiché Polifemo si addormentò profondamente, stordito dal vino. Qui Ulisse mise in atto la seconda parte del suo piano. Egli infatti, insieme ai suoi compagni, aveva preparato un bastone di notevoli dimensioni ricavato da un ulivo (donatogli, si pensa, da Atena), che una volta arroventato fu piantato nell'occhio del Ciclope dormiente dai Greci. Polifemo urlò così forte da destare dal sonno i ciclopi suoi fratelli. Essi corsero allora alla porta della sua grotta mentre Ulisse e i suoi compagni si nascondevano vicino al gregge del ciclope Polifemo. I ciclopi chiesero a Polifemo perché avesse urlato così forte e perché stesse invocando aiuto, ed egli rispose loro che "Nessuno" (in realtà Odisseo) stava cercando di ucciderlo. I ciclopi pensandolo ubriaco e lo lasciarono allora nel suo dolore. La mattina dopo, mentre Polifemo faceva uscire il suo gregge per liberarlo, giacché lui non sarebbe stato più in grado di guidarlo, Ulisse e i suoi soldati scapparono grazie a un altro abile stratagemma, che faceva parte della terza parte del suo piano. Ognuno di loro si aggrappò infatti al vello del ventre di una pecora per sfuggire al tocco di Polifemo, poiché il Ciclope si era posto davanti alla porta della caverna, tastando ogni pecora in uscita per impedire ai Greci di fuggire. Ulisse, ultimo ad uscire dalla grotta, la fece aggrappato all'ariete più grande, la preferita del Ciclope. Accortosi della fuga dei Greci, Polifemo si spinse su un promontorio, dove, alla cieca, iniziò a gettare rocce contro il mare, nel tentativo di affondare la nave. Qui Ulisse, spinto dalla vanità, commise un errore. All'ennesimo tiro a vuoto del Gigante, Odisseo, ridendo, ebbe a gridare: «Se qualcuno ti chiederà chi ti ha accecato, rispondi che non fu Oudeis ("Nessuno"), ma Odisseo d'Itaca!», rivelando così il suo vero nome. Polifemo, venuto allora a conoscenza dell'identità del Greco, ebbe a maledirlo, invocando il padre suo Poseidone e pregandolo di non farlo mai ritornare in Patria.

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

Letture consigliate !

Inviato alle 09:34 il Oct. 26, 2014

 

 

Vite Ambulante. Nuove Cattedre Ambulanti

di Enologia e Viticultura

a cura di Giovanni Gregoletto

 

 

"Aprite le porte di questo meraviglioso rincorrersi di storie che è questo libro, e sarete precipitati subito in un universo onirico, e concretissimo, di rimandi, di vicende incredibili… E non è un caso, no, non è un caso, che tutto parta da un’osteria".

Dalla prefazione di Stefano Salis.

 

 

Storie esemplari di piccoli eroi. Lo sport dell'Italia di ieri

Cesare Fiumi

FELTRINELLI (1996) FUORI CATALOGO

 

C'è stato un tempo in cui l'Italia viveva delle imprese di eroi, non necessariamente campioni, forgiati dalla fatica e dalla disciplina dello sport. Calciatori e ciclisti, pugili e piloti venuti dal nulla ma capaci di occupare l'immaginario degli appassionati e dei frequentatori di bar e piazze, diventando i personaggi di un'epica popolare indissolubilmente intrecciata con la geografia sociale e la storia del Paese. Cesare Fiumi ne ha ascoltato le vicende umane e sportive, le vittorie e le sconfitte che li hanno resi sia testimoni sia protagonisti di una stagione di grande vitalità. Una stagione che, rimasta desolatamente senza eredi, rappresenta "una sorta di età dell'innocenza, sfumata dalla nostalgia e dalla distanza degli eventi".

 Prefazione di Gianni Mura.

 

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

Volare... oh, oh!

Inviato alle 09:45 il Oct. 25, 2014

 

 

 

 

 

DELTA CLUB NAPOLI

 

 

 

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

VIGNA I BOTRI in verticale: 1994 - 1996 - 1997 - 1998

Inviato alle 16:35 il Oct. 21, 2014

 

 

 

La conferma: il miglior Morellino di Scansano di sempre

 

C’era una volta un’azienda vinicola situata in Toscana, nelle colline maremmane. Qui, i proprietari, forti di antiche tradizioni vinificatorie, nel 1970 avevano impiantato un vigneto utilizzando le migliori qualità di vitigni. In un tempo più recente, precisamente nel maggio 1989, Giancarlo Lanza e Giulia Andreozzi, sua moglie, acquistano il vigneto e ne fanno un complesso agrario chiamato "I Botri". Giancarlo è un enologo, Giulia una sommelier. Passione e puntiglio. Giulia e Giancarlo ammodernano l’azienda originaria, innovano i sistemi di produzione del vino mantenendone inalterati la tipicità, il gusto. Si orientano verso "Il biologico" e nel 1994 ottengono la certificazione di "Azienda Biologica" (reg. CEE legge 2092/91), primi a produrre in maremma Morellino di Scansano Biologico.

 

 La vigna "I Botri" si estende per circa sette ettari, su due poggi in località I Botri (da qui, la sua denominazione). Il posto si trova di fronte all’abitato Etrusco del Ghiaccio Forte sulla via Aquilaia, a una dozzina di Km da Scansano (prov. Di Grosseto). Dista circa 20 Km in linea d’aria dal Tirreno e domina la valle del fiume Albenga, ariosa, ricca di ondulazioni, come sono in genere le vallate toscane. Del terreno, quattro ettari vengono coltivati a bacca rossa: il Sangiovese è presente con due cloni di Morellino per il 90% e con il Prugnolo gentile per il restante 10%; l’Alicante, che è un clone di Grenache, il Ciliegiolo. Sono i vitigni da cui si ottiene il Morellino di Scansano D.O.C.

 

Per scelta ho deciso di non pubblicare le note di degustazione delle diverse annate. Pur nella diversità peculiare di ciascuna vendemmia ogni bottiglia ha, infatti, saputo regalarmi, sempre,  lo stesso forte coinvolgimento. E se da un lato il tempo trascorso ne ha sottolineato il profilo austero mettendone in evidenza i tratti più eleganti, allo stesso tempo, ogni millesimo ha saputo conservare una beva snella, fragrante, dinamica, di estrema piacevolezza. Volume e definizione. A conferma della statura nobile ed aristocratica da grande rosso, stratificato, complesso e profondo, così come della sua imprescindibile quanto riuscita vocazione di ministro della tavola.

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

"Vorrei un vino per fare bella figura ma che costi poco..."

Inviato alle 09:42 il Oct. 19, 2014

 

 

 

Sabato sera, sono quasi le 20.00, Conad di via Manzoni, il reparto vino è una piccola (non tanto piccola) curata enoteca (la selezione, per capirci, include nomi quali Pietracupa, Villa Diamante, I Favati, Molettieri, Franz Haas, Cantine del Notaio, Sassicaia...) dove presenzia, sistematicamente, un sommelier professionista gentile e preparato (non il mio ideal tipo ma sa fare il suo mestiere). Si avvicina la classica signora pseudo-benestante di queste parti (sono nato e cresciuto a Posillipo, attualmente vivo in zona, e vi assicuro che la fama del quartiere ricco è inversamente proporzianale al livello delle persone che, ormai, ci abitano...) e chiede un rosso per fare bella figura con gli ospiti con i quali cenerà di lì a poco, l'importante è che costi poco. Farfuglia qualcosa di cui l'unica parola che si capisce è Montalcino. Il sommelier, intelligentemente, la dirotta immediatamente su un Rosso di Montalcino, siamo sui dieci euro, ci può stare, accontentiamo il desiderio del nome con la necessità di contenere il budget. La signora ha un sussulto, ha detto che vuole spendere po-co e comincia a chiedere insistentemente se ci sono bottiglie in offerta (apro e chiudo parentesi, non possiamo darle tutti i torti considerato che in alcuni supermercati, vedi Auchan, a settembre ed ottobre, in occasione della fiera del vino, si vedono davvero cose da pazzi). Il sommelier molto educatamente inzia ad elencare diverse bottiglie di buoni produttori scendendo nella fascia di prezzo intorno ai 5 euro. La signora, però, ha, nel frattempo, cambiato ritornello: vuole una bottiglia di nome in offerta, non conosce quei produttori. Probabilmente o il prezzo ancora non le va bene o a quel prezzo vorrebbe, comunque, una denominazione blasonata in etichetta per fare bella figura...  Il sommelier sempre più imbarazzato non si arrende e cerca di convincerla che se la questione è il prezzo i 5 euro sono il minimo sotto il quale non può soddisfare la richiesta della signora e se vuole una denominazione forte deve essere disposta a pagarla qualcosina in più. La signora si convince e si affida alla bottiglia da 5 euro scelta dal sommelier abbinato ad un prosecco di fascia entry, quello sì in offerta, per l'aperitivo, quindi, si avvia alla cassa.

E vissero tutti felici e contenti...

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link



<- Ultima pagina | Prossima pagina ->