Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.

Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.


"Il vino di qualità migliore è quello moderatamente forte e dal profumo delicato. Quando penetra in bocca, lusinga le narici e conforta il cervello. Si lega bene al palato senza ferirlo, al cuore dà gioia ed allegria!."(Le segré des segrez). Riflessioni per ricollocare il Vino nell'ambito di una cultura dietetica ed estetica. Per tradurre la degustazione in emozioni e sensazioni. Per rileggere etichette e vini nel segno della tradizione e della convivialità. Un viaggio nell'interiorità del vino. Una questione di rispetto e di gusto. Un diario personale per ripercorrere assaggi, esperienze e momenti speciali. Nessun riferimento spaziale o temporale. "Uomini dalle piccole ambizioni morali fanno vini (e non solo vini) dalle piccole ambizioni estetiche". Bevo... ergo sum!!!

Home | My Profile | Archives | Friends | Album fotografico

Lezioni di "benessere" !

Inviato alle 11:47 il Feb. 8, 2015

 

 

 

 

 

 

Se un possessore di telefonino, uscito di casa, si accorge di averlo dimenticato, rientra a prenderlo: «Senza il telefonino mi sento nudo», opina. Ma come faceva allora la gente a vivere quando non c’era quell’aggeggio?

E, visto che se ne sente un gran bisogno – il che vuol dire che rende un gran servizio – come si riflette questo servizio nei numeri che descrivono il benessere degli italiani?


Questi numeri stanno essenzialmente nel Pil, il Prodotto interno lordo del quale abbiamo sentito parlare più volte. Ci sono altri indici che allargano il concetto di benessere, ma nessuno riesce a catturare il servizio che rende il telefonino, dall’ubiquità della comunicazione a tutte le cose – utili e inutili – che si possono fare avendo accesso a internet da quel parallelepipedino di plastica e metallo.


Ricordo che una volta un dirigente di banca mi scrisse:

 «Qualche giorno fa mio figlio si è sposato. È anche lui un impiegato di banca e anche la moglie lavora. Mi dicono che oggi uno stipendio non basta. Ora, il quesito è questo: anch’i o, quando mi sono sposato nel 1969, ero un impiegato di banca. Il mio stipendio non era alto, ma mia moglie non lavorava e potevo mantenere una famiglia. Ora, tutte le statistiche mi dicono che l’Italia è molto più ricca di allora. Perché, allora, il mio stipendio di allora bastava a mantenere me e mia moglie, mentre oggi non basta?».


Io gli risposi così: «Spesso le domande più semplici sono quelle cui è più difficile rispondere. Lei ha ragione a porsi il problema, e la risposta è questa. Tutto dipende dal tenore di vita. Quando io ero ragazzo andavo a pattinare con dei pattini di rozza fibra rossa a quattro rotelle, e mi divertivo. Oggi i pattini sono in fibra di carbonio di grado aerospaziale con ruote in linea. Al bar, negli anni Sessanta, sul banco c’era un ciotolone con lo zucchero per il caffè, e ognuno si serviva (mosche comprese): oggi ci sono confezioni igieniche con zucchero bianco, zucchero di canna e dolcificanti. Oggi praticamente tutte le macchine hanno il servosterzo e altri ammennicoli vari; allora, no. Allora (quasi) tutti avevano il telefono in casa. Oggi tutti hanno il telefono e anche il telefonino. Allora il televisore a colori era un lusso. Oggi il bianco e nero è un oggetto da museo e abbiamo a disposizione centinaia di canali. Allora gli indumenti si rammendavano e si riparavano: ricordo che mi madre mi rammendava i calzini. Oggi, se un teenager chiede alla madre di rammendargli i calzini, questa chiama la neurodeliri. Insomma, se oggi suo figlio dovesse vivere con gli stessi beni e servizi di allora, il suo stipendio basta e avanza. Ma quei beni e servizi non esistono più, quel modo di vivere appartiene a un’altra epoca. E le statistiche sui prezzi, che ci dicono che il potere d’acquisto è aumentato di molto, non possono catturare tutti i miglioramenti di qualità che sono intervenuti. Se poi il tenore di vita di adesso, che indubbiamente contiene “di tutto e di più” rispetto a prima, ci fa anche più felici... questo è un interrogativo che lascio alla sua coscienza e a quella dei lettori».

 

Fabrizio Galimberti (estratto dal Sole24Ore Junior 8 Feb 2015)

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

La crisi ?!

Inviato alle 11:54 il Feb. 7, 2015

 

 

 

“Io non credo che l’Italia sia in crisi. Sarò nato nel posto sbagliato, ma la mia idea di crisi è qualcosa che ha a che fare con bombardieri che radono al suolo il tuo paese e reggimenti di ss in ritirata che fanno saltare i ponti e razziano ogni cosa. La mia idea di crisi sono intere famiglie sfollate nei fienili al freddo e mamme che cuociono i topi per sfamare i propri figli. […]. Questo per me vuol dire essere in crisi. E l’Italia non è a questo punto. Non più, fortunatamente.
L’Italia ha semplicemente scelto di morire grassa. Non c’è crisi se la maggior parte dei figli ha telefoni da seicento euro. […] E non c’è crisi se per anni cerchi un sostituto pizzaiolo tra i giovani senza lavoro e non trovi nessuno, perché si sentono offesi se gli chiedi di lavorare il sabato e la domenica. […] Ecco, l’Italia ha scelto di morire grassa, mentre è impegnata nell’aperitivo.”

 

Cristiano Cavina (La Pizza per autodidatti - Marcos y Marcos 2014)

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

SOSPESO

Inviato alle 13:24 il Feb. 4, 2015

 

 

 

 

Putesse essere allero

 

E dimme quacchecosa nun me lassà’
accussì
stasera sto sballato che voglia ‘e partì
cu’ ddoje parole ‘mmocca e tanta
semplicità
putesse essere allero
E dimme quacchecosa nun me lassà’
accussì
‘o viento sta passando e je ‘o voglio sentì
affondo ‘e mani dint’a terra e cerco ‘e
nun guardà’
e nun me pare overo
Putesse essere allero e m’alluccano
dint’e recchie
e je me sento viecchio
putesse essere allero cu mia figlia mbraccio che me tocca ‘a faccia e nun me’ fa vedè
E dimme quacchecosa nun me lassà’
accussì
me sento nu criaturo ca nun po’ fà’ pipì
vulesse arrubbà’ senza me fà’ vedè’
tutt’e facce d’a ggente
E dimme quacchecosa nun me lassà’
accussì
‘o viento è già passato nun pozzo cchiù
sentì’
e m’ha rimasto ‘ncuollo l’addore d’o
magnà’
e nu poco ‘e mare
Putesse essere allero cu nu spinello
‘mmocca
cu ‘ e mmane dint’a sacca
putesse essere allero cu na parola sola
ca me desse calore senza me fà’
sunnà’.

 

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

BEVIBILITA' VERSUS BEVIBILITA'

Inviato alle 11:47 il Jan. 28, 2015

 

 

 

 

VS.

 

 

 

 

Gara a due. Due mostri di bevibilità...

Si aggiudica la sfida il Pinot Noir di Dominique Rogier. Anche se trattandosi di un sfida di pura bevibilità, chi ritiene unico metro di giudizio la velocità con la quale viene svuotata la bottiglia, avrebbe sicuramente proclamato vinvitore il Gamay di Paul Brun...

 Il punto è che se è pur vero che il Beaujolais di Terres Dorees scende giù come l'acqua è altrettanto vero che per lo stesso motivo non riesce, alla fine dei giochi, a lasciare alcuna traccia indelebile di sè nella memoria gustativa. Al contrario il Sancerre Rouge fa della sua più appariscente spigolosità, mi riferisco alla dura asprezza in chiusura, anche il suo più interessante punto di forza sia in termini di personalità che persistenza.

 

 

 

Commenti (0) | Invia un commento! | Link

E' UN FUTURO DIVERSO!

Inviato alle 13:54 il Jan. 23, 2015
Commenti (0) | Invia un commento! | Link



<- Ultima pagina | Prossima pagina ->