CARMINIO (2001) CARROZZO

 

 

Il Carminio è  un negroamaro in purezza ottenuto da una vecchissima vigna ad alberello nella zona di Carmiano (nome omen) in provinica di Lecce nel cuore del Salento. E’ l’etichetta di punta della famiglia Carrozzo sempre più insidiata dalla seconda etichetta (seconda solo nel prezzo e perchè a differenza del Carminio è ottenuta da una vigna in affitto e non di proprietà) il primitivo Krasi che ho già avuto modo di presentarvi in una delle primissime schede apparse su questo blog Basta dare uno sguardo alle mani callose di Pino Carrozzo, al suo volto scuro e fiero, per capire immediatamente di trovarsi di fronte ad un grande e vero ‘faticatore’ della vigna.  Il suo vino riflette questo carattere terragno e fiero. Il colore è denso e concentrato da vero vino del sud, figlio del sole. Eppure non assomiglia per nulla a quei bomboloni smorti e caricaturali che al meridione come in ogni altra parte d’Italia si continuano a produrre in nome di una presunta modernità e di un improbabile stile internazionale. Il colore del Carminio è vivo, vivace e luminoso. Il naso conferma un  frutto molto maturo e decisamente carico, direi quasi masticabile. Anche in questo caso, però, nulla di pesante o di eccessivo. Un frutto dalla gioiosa naturalezza espressiva esaltato dalla carnosità delle sensazioni: una polpa fresca e succosa. Sentori di prugna secca e piccoli frutti di bosco, dolci  e suadenti, marcano la fase olfattiva. Le sensazioni terrose ed una sottile speziatura esaltano la tipicità, varietale e territoriale, di questo straordinario rosso. Al palato c’è perfetta corrispondenza d’intenti con l’olfatto.  Morbido, strutturato e vigoroso. Il frutto è impreziosito da una buona carica minerale. Caldo d’alcol e dai tannini moderatamente pronunciati. Acidità e sapidità,  perfettamente integrate, lavorano per sostenere la massa, donare equilibrio e regalare piacevolezza. Ripenso alla miglior interpretazione di sempre di Tom Cruise-Frank Mackey in Magnolia: il ciarlatano sexy, il fallocrate che insegna a rispettare il c**o, guru del machismo e della misoginia, il cui volto si trasforma, al capezzale del padre, dopo avergli sputato addosso tutti gli insulti accumulati durante gli anni dell’abbandono, in uno sguardo tenero e triste impossibilitato a trattenersi da un pianto incontenibile e disperato. Non da meno le visioni allucinanti e grottesche della canzone corale che risveglia gli incoscienti e della pioggia delle rane mentre i personaggi diretti da P.T.Anderson si affannano a ripetere in continuazione: « Noi abbiamo chiuso col passato; è il passato che non ha chiuso con noi ».
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