2003 EDMOND VATAN Sancerre ‘CLOS LA NEORE’

 

(Liberamente tradotto dal web…) Una consistente parte degli enologi europei cerca in ogni modo di ‘creare’ dei grandi bianchi ricorrendo spesso alle acidificazioni ed altri trucchetti enologici per, poi, ottenere al palato, come risultato finale, una sensazione innaturale di evidente manipolazione. Il 2003 è stata un’annata difficilissima  soprattutto per i bianchi ma quello di Edmond Vatan vale sempre la pena di berlo. I migliori enologi del mondo sono in grado di risolvere  le annate più difficoltose bilanciando la personalità del millesimo con la propria abilità tecnica (tecnologica?). Sappiamo benissimo che non è affatto facile fare dei vini straordinari tutti gli anni e bisogna avere incredibile attenzione per ogni singolo dettaglio e particolare per poterli realizzare oltre, naturalmente, a disporre del giusto ‘terroir’ e di un pizzico di buona sorte… Edmond è un grande artigiano del vino in grado di competere coi migliori enologi del pianeta. Ed anche nel 2003 ha fatto del suo meglio per poter raggiungere il miglior risultato possibile. Siamo a Chavgnol in alcune delle vigne più belle di tutta Sancerre.  Le uve provengono da piante molto vecchie con rese bassissime. In cantina la sua arte enologica può essere definita, correttamente, ‘minimalista’ essendo ridotto al minimo qualsivoglia intervento umano. Nel 2003 la fase più importante è stata quella di selezione delle uve. Successivamente è avvenuto il passaggio consueto in botti grandi ed usate. Un bianco che rispecchia il caldo di una vendemmia siccitosa nella sua inusuale (per Vatan) ricchezza ed opulenza, ma che riesce a mantenere la caratteristica mineralità penetrante e quella nota di ‘lanolina’ per cui il suo clos de la neore è famoso in tutto il mondo. Solo poche migliaia di bottiglie per uno dei bianchi più buoni realizzati in questo millesimo 2003. Concentrato  e strutturato al punto da poter, comunque, prospettare un longevo invecchiamento. Chavignol, ripeto, rimane un mondo a parte nella denominazione Sancerre. Sauvignon eleganti e profondi, gli unici, per la cronaca, che riesca a bere ed apprezzare. Non so perchè ma penso al miglior Edoardo De Filippo quello del teatro amaro e drammatico pur nella sua irresistibile malinconica comicità. Vero per quanto reale nella sua quotidiana ispirazione, quello della Napoli popolare, nobile d’animo ed austera nel suo atteggiamento puro ed orgoglioso. Quale miglior abbinamento per questa imperdibile etichetta. Dimenticavo rimane a tutt’oggi dal punto di vista squisitamente  estetico la mia bottiglia (nella forma) ed etichetta (per forma colore ed essenzialità) preferita…

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