MARRAIOLI 2003 ANTICA MASSERIA VENDITTI

 

Si parlava proprio di rientro dall’estate dei cosìddetti ‘Vini di Vignaioli’ quelli che in Francia sono chiamati ‘Vins de Vignerons’ definizione con la quale solitamente le valide enoteche di quartiere e le più interessanti carte dei vini dei piccoli ristoranti emergenti qualificano e distinguono la propria offerta da quella della grande distribuzione e dei sempre più dilaganti punti vendita in franchising (realtà che si va consolidando Oltralpe non solo su Parigi ma piano piano in tutta la nazione). In Italia è un concetto ancora nebuloso e poco impiegato (volentieri abusato a sproposito), troppo spesso confuso con la biodinamica, il biologico ed altre categoria che poco o nulla c’entrano con i vini in questione salvo in qualche frequente occasione coincidere. Questo, forse, perchè non è sempre facile trovare un vignaiolo vero che (ancora) coltiva e vinifica le proprie uve da solo. Da noi si è diffusa la moda dell’enologo, più o meno di grido, come la voglia di taluni di strafare occupando sempre più spazi-tipologie attraverso l’acquisto di uve di e da terzi.  In Campania questi fenomeni continuano ad imperversare e troppo spesso ci si dimentica di aziende come questa che da trent’anni ricoprono un ruolo di primo piano nella produzione enologica della regione. Nicola Venditti è un ‘one man band’, una sorta di figura di intellettuale-contadino, sempre pronto ad affrontare nuove iniziative e sfide. Il Marraioli è un aglianico in purezza che nasce proprio con l’annata in oggetto. Non ho timore ad affermare che si tratta di una delle migliori espressioni d’aglianico mai realizzate. Le caratteristiche sono, comunque, quelle del beneventano dove nasce (le uve provengono da un cru nell’omonima contrada in provincia di castelvenere). Come tutti i vini prodotti da Nicola non si tratta di un vino ‘ad effetto’ e preferisce come sempre la strada più difficile e rigorosa della ricerca dell’eleganza e della complessità anche in annate molto complicate, dal punto di vista metereologico, come la 2003. Colore rosso rubino che tende alle classiche sfumature granato con l’invecchiamento. I profumi sono di frutta rossa in confettura e fiori secchi con intense folate terziarie di pepe, tabacco e spezie. Riesce ad essere allo stesso tempo delicato e travolgente, giovane e maturo. Il finale chiude sostenuto dalla necessaria dose di mineralità con un accento sia sapido che acido in grado di allungare e far vibrare compiutamente la beva. Nessun abbinamento ma un invito. Riscopriamo i vini di vignaioli, quelli fatti dagli uomini e non dagli enologi o dagli artefizi di cantina e ricordiamo che ‘bisogna andare al vino e non che il vino venga da te’ (Filiberto Lodi).

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