BAROLO BRUNATE-LE COSTE 1999 GIUSEPPE RINALDI

 

Beppe Rinaldi coltiva sette ettari di vigna che furono del padre e prima ancora del nonno, in prestigiosi cru di Barolo: Cannubi (parcella San Lorenzo), Brunate (già in odor di La Morra), Le Coste proprio sotto casa e Ravera. I terreni sono a 300 metri sul livello del mare, su una marna arenacea con sabbie tufacee, allevati con sistema a guyot modificato ad archetto e densità intorno alle 3600 piante per ettaro.  Come quello di Bartolo i suoi Barolo non derivano da un singolo vigneto  bensì da blend di diversi appezzamenti, riportati attentamente nelle sue fascinose etichette. Nello specifico la straordinaria maturità dei grappoli raccolti dalle Brunate viene sostenuta dalle uve più fresche e naturalmente acide provenienti dalle Coste. I suoi vini sono vini da attendere. In cantina c’è un tino troncoconico di rovere dove passano tutti i vini a fermentare. Seguono macerazioni lunghe e solo legno grande (24 mesi), alla maniera antica. La versione del ’99 è un perfetto esempio di interpretazione classica della denominazione fin dal colore granato trasparente. Al naso si apprezzano le note floreali, speziate, di erbe aromatiche, liquirizia, tabacco e scorza d’arancia. Al palato l’equilibrio è in divenire come sempre spostato sulla componente acida. Lo abbiniamo ad uno dei primi meritati successi di Gabriele Salvatores quel Marrakech Express, storia bella, commovente e nostalgica sull’amicizia ed il viaggio, e alle parole del regista stesso che trovo quanto mai azzeccate anche in tema di vino: ‘Non bisogna mai tornare nei posti dove si è stati bene. Confesso, mi fa paura perché, a differenza che nel cinema, nella vita non esiste il replay.’

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