BAROLO GABUTTI PIE’ FRANCO MICHET 1999 CAPPELLANO

 

Il suo vino di riferimento è il Barolo Chinato ed in un primo momento forte è stata la tentazione di dirigermi in quella direzione narrativa ma oltre che risultare scontato avrei mancato di rispetto alle sue estrose quanto magistrali interpretazioni di Barolo nella sua accezione più comune e rintracciabile. Nei 3 ettari dello storico vigneto Gabutti (in terroir di Serralunga) Baldo Cappellano ha abolito la chimica, praticando inerbimenti perenni e lasciando esprimere la vigna, un vecchia vigna del ’46, assecondando esclusivamente la natura. Per la maturazione si affida alle api… ‘laddove suggono le api o beccano i fagiani, lì l’uva è matura’. In cantina, macerazioni prolungate e lieviti indigeni, poi botti grandi e lunghi affinamenti. Dal 1989, l’azzardata decisione di produrre Barolo da un impianto di nebbiolo, della varietà Michet, su piede franco. Così nasce il Barolo Gabutti Pié Franco che ho deciso di raccontarvi. Il colore è granato intenso. Il naso è deciso e preciso, delicatamente floreale di rosa e viola con una nobile ed austera ventata d’agrumi a far respirare il vino. Col trascorrere dei minuti il profilo olfattivo si arrichisce con note di rabarbaro e liquirizia, sfumature terrose e balsamiche, accenni di cuoio e tabacco. Il palato riesce ad essere pieno, corposo ed allo stesso tempo elegante e rarefatto. Tannini setosi e un’acidità equilibrata incorniciano un finale lungo ed esaltante. Lo abbinamo alle splendide parole che troviamo scritte sulle retroetichette di questo vignaiolo ribelle dedicate ‘A chi di Guide si interessa: Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Così fece, ma non solo, sul libro Italian Nobile Wines scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica. Non ho cambiato idea, interesso una fascia ristretta di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20 mila bottiglie l’anno, credo nella libera informazione, positiva o negativa essa sia. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre Natura, non è stato premiato. E’ un sogno? Permettetemelo’.’ Teobaldo

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.