TREBEZ Vino Bianco Collio 2002 Dario PRINCIC

 

Princic è schierato, da tempo, tra i produttori che si definiscono ‘nautrali’. Vini che non subiscono alcuna filtrazione ed un’aggiunta infinitesimale di solforosa. Questo bianco è forse l’etichetta più ‘complicata’ tra quelle prodotte dal bravo Princic. Probabilmente perché si tratta di un uvaggio, anche se collaudato, di uve dal carattere e la personalità forte: Sauvignon Blanc, Chardonnay e Pinot Grigio. Con una macerazione prolungata sulle bucce danno vita ad un bianco secco dalla notevole ricchezza di materia. Un bianco di sostanza che il vignaiolo decide di presentare sul mercato, giustamente, con i dovuti tempi di assestamento per evitare che i sentori derivanti dal contatto con le bucce possano essere eccessivi e predominanti. Si parla sempre più spesso di mineralità nella descrizione, in particolar modo, dei vini bianchi. Alcuni sentori sono facili da individuare e spiegare come gli idrocarburi di un riesling anche se sono in molti a non considerarli strettamente minerali ed, addirittura, alcune tavole degli aromi li classificano come ‘chimici’. Una percezione che viene, invece, inequivocabilmente ritenuta minerale è quella riferita all’odore di pietre o sassi. Molti si chiedono ‘ma perché le pietre o i sassi hanno un odore ?’. Domanda lecita e condivisibile. In realtà i sassi prendono l’odore dell’ambiente che li circonda, quindi gli influssi del mare piuttosto che di un bosco o della montagna. Tutto questo per dirvi che il bianco Trebez di Princic ha questa mineralità terrosa che profuma di roccia salata, di fiori e di spezie, rivelando un frutto integro e rigoroso. Dimenticatevi, in questo caso, l’aromaticità esuberante quanto scontata di certi sauvignon piuttosto che la bananosa prestazione di qualche chardonnay ‘stile nuovo mondo’ ma anche l’anonimato di molti pinot grigio italici da esportazione. Sul naso abbiamo già detto, facciamo un passo indietro. Il colore è uno stranissimo, intrigante, rosa-arancio (fondamentale in tal senso la macerazione sulle bucce del pinot grigio). Al palato si percepisce un certa astringenza (ancora una volta frutto della macerazione sulle bucce) perfettamente bilanciata dalla cremosità dello chardonnay. Lungo ed equilibrato chiude sobrio ed elegante. 

‘…quanto sia difficile lavorare in Italia, in situazioni che hanno in sé del grottesco…rendere partecipi e consapevoli di come vada oggi il mondo sul fronte della comunicazione. Tutto viene banalizzato, tanto che chi gestisce certi poteri, approfitta di simili occasioni per consacrare le figure più inadatte e inopportune… Non si può andare avanti così, non si può assistere allo scempio della cultura materiale, ridotta a barzelletta. Si resituiscano i meriti a coloro che sono dentro ai sacrifici e alle fatiche quotidiane …’ Luigi Caricato

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