PEDRO XIMENEZ SOLERA 1830 ALVEAR

 

No, non è uno scherzo visto che gli spagnoli possono indicare la data della botte più vecchia che ‘partecipa’ alla solera. Normale, all’assaggio, rimanere storditi e subire il fascino di quel millesimo impresso in etichetta. Che suggerisce un ulteriore motivo di riflessione e di grandiosità. Solo 11.5%. Un vino dal colore scuro, impenetrabile, quasi nero, denso che si aggrappa letteralmente alle pareti del bicchiere. Il naso nonostante non offra apparentemente particolari spunti di complessità insistendo su note di frutta secca, mallo di noce e spezie riconducibili a pregiati legni orientali, non assume nessun atteggiamento prevaricatore, rimane rigoroso, sobrio ed equilibrato regalando uno spettro di sottili sfumature (caffè tostato, uva passa, fichi, miele e datteri) a chi ha voglia di ritornare più volte sul bicchiere resistendo alla tentazione di svuotarlo repentinamente. Al palato, cremoso (per non dire untuoso) quanto profondo, rivela una freschezza residuale impossibile da immaginare o prevedere. Il palato ne esce, infatti, splendidamente pulito ed asciutto mostrando la struttura straordinaria del vino in un finale lunghissimo. Un vino da fine pasto che non ha bisogno e non accetta co-protagonisti, si beve assoluto, da solo, godendo la dolcezza e la magia di un vino sensuale, senza tempo…

‘…sono consapevole e orgoglioso dei principii di sopravvivenza che ci guida(va)no:

Senso dell’umorismo.

Rispetto della Legge della Leggerezza.

Esaltazione del Caos.

Illuminazione e Surfing Cerebrale come sport di squadra.

Perciò che si tratti di vivero o morire…

Fatelo sempre con gli amici!’

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