Savigny Les Beaune 2000 Domaine Claude & Catherine MARECHAL

 

Una bottiglia paradigmatica, tutto quello che vorremmo fosse un vino (rosso o bianco poco importa), in grado di regalare puro godimento fisico e cerebrale, un toccasana per il corpo e per lo spirito. Andiamo con ordine. Stappo la bottiglia ed ecco materializzarsi nel bicchiere un piccolo sogno liquido, ecco concretizzarsi un vero e proprio miracolo di perfezione stilistica ed organolettica. E’ quella magica combinazione di uomo, uva e territorio di cui uno sente spesso parlare, di cui ogni appassionato è alla spasmodica ricerca e che, quando meno te l’aspetti, è lei a venirti a trovare. Qualcuno mi dirà che è la magia del pinot nero. Un vino che riesce ad andare oltre i confini del semplice senso comune, edonistico ed individualistico, che ti mette di buon umore, ti fa sentire in pace con il mondo, ti riconcilia col prossimo e ti fa trascorrere una bellissima serata. Domaine Marechal significa Borgogna, significa Cote de Beaune e quando si parla di rossi significa pinot noir. Da alcune vecchie vigne si produce questo rosso dal colore delicato ed i profumi eleganti. Questo rosso francese nonostante l’aspetto femminile e fragile ha una forza persuasiva e coinvolgente. Mi fa pensare a quelle donne (mia moglie) che con un semplice sorriso sono in grado di farti dimenticare tutto e di tutti. La potenza di un sorriso. Un vino che proprio come quella donna almeno una volta nella vita tutti noi dovremmo incontrare. Matura e giovanile. Una donna saggia ed intraprendente, dalla sensibilità straordinaria, che ti rimane sempre accanto, anche quando non lo meriti, che sa essere paziente ed allo stesso tempo risoluta e convincente quando è il caso. Autentico e sincero. Una struttura solo apparentemente più dimessa e che, invece, ha carattere e personalità da vendere. Il naso sa offrire una complessità incredibile senza mai esser costretto ad uscire fuori dalle righe, non ha bisogno di gridare per farsi sentire. La persistenza olfattiva si realizza attraverso una sorprendente finezza aromatica. Ti chiedi come sia possibile sentire tante cose in una cosa sola: lampone, fragola, mirtilli, ciliegia, frutti di bosco, violetta, rosa, cannella, chiodi di garofano, cuoio, sottobosco, tartufo, sobria vaniglia. Ogni volta che il naso si avvicina al bicchiere c’è qualcosa di nuovo, la progressione è infinita. Ecco avvertire anche quell’effluvio balsamico, chimera tanto ambita quanto rara. Al palato è altrettanto diretto: dolce e succoso, morbido ed astringente; i tannini sono vellutati e setosi; il finale è lungo, lunghissimo, sapido e minerale. Armonia ed equilibrio. A tavola sta bene con il cibo. Punto, senza preferenze. L’unico abbinamento che mi viene in mente è proprio con quella donna, la mia: ‘l’emozione del vino e la potenza di un sorriso’.

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