AGLIANICO VDT 1998 di ALESSANDRO Caggiano

 

Alessandro Caggiano, 65 anni ben portati, fu tra i primi vignaioli, nel 1975, ad imbottigliare con una sua etichetta l’aglianico dell’agro taurasino, durante gli anni in cui l’ Enopolio aveva, momentaneamente, chiuso a seguito di una grave crisi finanziaria. Alessandro possedeva, a quel tempo, quattro vigneti localizzati in ordine sparso in diverse sotto-zone, tra le più vocate del territorio ed oltre ai rossi coltivava anche uve bianche: greco e fiano. Nel 1987 decise di dedicarsi esclusivamente alla conduzione dell’attuale vigneto, una proprietà di un ettaro e mezzo per una produzione di circa 6000 bottiglie, seguendo (pur senza ricorrere a nessuna certificazione istituzionale) i dettami dell’agricoltura biologica. Dopo essere stato il primo ad imbottigliare con la Doc ed essere stato il primo ad etichettare con la Docg nel 1992 (cui l’etichetta fa riferimento), decise, repentinamente e definitivamente, di uscirne già dall’anno successivo, retrocedendo il suo rosso a semplice Vino da Tavola. Secondo Alessando, il suo vino non si riconosceva con gli altri rossi presentati all’interno della Docg.  Non si trattava solo di un problema di sensibilità interpretativa, nè da imputarsi, esclusivamente, alla maggiore o minore vocazione delle vigne (territorio, microclima, terroir) o alle pratiche, più o meno spinte, di vigneto e di cantina. Il punto cruciale rimane il materiale genetico della vite, sulla cui originarietà sono ormai veramente in pochi, lui si considera tra questi, a poter contare e poter vantare. Gli imbottigliamenti sono molteplici, scaglionati nel tempo (anche a distanza di mesi) ed i tappi non sempre affidabili al 100%, la variabilità da bottiglia a bottiglia può diventare quasi la regola ed un elemento, in ogni caso, decisivo. Il ’98 è in splendida forma. Dopo alcune note di riduzione iniziali, il vino si apre su delicate note eteree, di fiori secchi e cuoio, con un delicato quanto accattivante sentore evoluto di ciliegia sotto spirito e cioccolata in stile moncherì. Il profilo terziario e l’austerità d’impianto sono segno di un’interpretazione molto tradizionale. Un rifugio sicuro dove poter respirare la storia e berne un sorso. Alessandro Caggiano e la sorella sembrerebbero decisi a vendere. L’unica speranza, almeno così sembrerebbe, è che rimarrà ancora per qualche anno a condurre vigneti e cantina.

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