VOGLIO UNA LINGUA SPERICOLATA

 

Linguaggio, perlustrazione del pensiero. Azione illustre, decantazione d’immagine glabra anche se con peli nell’uovo, precisione, da preciso nel senso però di mai identico. E in mezzo arie, camere d’arie, libere o forse prenotate (notate prima) da chi ne fa castelli. Castelli sabbiatici, aerostati per granelli, globuli nel deserto, dune d’ossigeno, zone levatoie, ampi fossati, verità a forma di lacrime, dette di coccodrillo, castelli animaleschi, teschi, ciò che vi resta dell’andirivieni del vento a colori (arcobaleno) o in bianco e nero (nuvola). Sentire non basta: bisogna passare oltre come a una dogana simbolica che ha fatto strada: caselli d’aria, by-pass erranti a lunga gittata, percorsi nativi non solo alternativi, una genesi nel dire, parto vero nel senso di me ne vado a immaginare con la machina del tempio (divinità del pensiero). Vado ergo sum, freno ergo bum! De ambulanti che vendono comminata nell’insolito, via vai con tutto quello che serve per non servire. Illusioni ottime a confronto: il sogno come costruzione volante e volatile (uccello del benaugurio) che mai atterra nemmeno al risveglio. Basta svegliarsi! E’ solo una scusa. Vivere d’aria si può eccome. Basta volarsi bene. Andarsi comunque nell’ovunque, il così detto posto per i posti, per tutti quelli che sentono luogo (sia a procedere che adatto). Essere un pò ognuno di tutti, esser capienti, più che vincenti o perdenti, esser pieni di altri stessi e non solo sè. Piantarla di accontentarsi del già detto, del sentiro dire, dei comunicatori e basta, dei venditori ripetitori (inquinamento culturale) degli imitatori parodianti. Ho voglia di linguaggio sovraumano, dell’umano son stanco vivo come son stanco dei vivi morti! Dei loro parlari rassicuranti semplici e sentiteci, chiari facili: ho voglia del complesso (e non del complicato) voglio altra musica dell’uomo: così com’è mi soffocano i perchè. Della sua solita umana storia, vecchia emmoria, terrana baldoria. E poi: esiste la Storia o solo le storie? Si può parlare di un mondo a parte oltre a quelli che ci dicono? Dire è anche fare ()vedi la scrittura)? Baciare è testamento se lo si fa mentre si muore? Bacio: linguaggio! Si può smettere di fare il verso, cercare un altro verso e puntare altrove? Se c’è un concorso di cose si può comunque non vincere? Parlare senza agonismi si può? Chi è il credito della debita distanza? Posso smettere di sperare e cominciare a volere? Posso poter potere con potenza e non solo per un certo potere? A chi mi chiede cos’è dico: è nergia! Posso mettere su dei cartelli in aria? A chi crede poi che la cronaca abbia chissà quale valore dico provate a toglierle rumore! Se non resta niente son fatti piatti (su cui si è stufi di mangiare), pagine senza rilievo, nulla di longevo, la classica malattia dell’ultra vero così detto mero, la vita in bianco e mero. Forse è meglio inventare, strafare, deformare non essere consoni nè consonanti, scegliere di incantare (troppi cantano, pochi incantano, troppi esistono e non sono, troppi han successo ma non fan succedere).

Allora che dire? Tutt’altro!

Alessandro Bergonzoni

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