Riflessioni estive # 1 (il produttore, pardon la produttrice)

 

Il VALORE di un prodotto.

 

E’ difficile da valutare, non tanto per il produttore che due conti li fa e ne può trarre tutte le meccaniche coseguenze.
Più che difficile da valutare è difficile da far valutare, da spiegare perchè, ad esempio, quello che per convenzione è il mio vino base costi poco più o quanto la base di tal altra cantina più conosciuta della mia. Pare che non importi a tanta gente che tu abbia a che fare con l’uva buona e non con la chimica, che ne produci così poco da prendere in mano tutte le bottiglie metterci a mano le capsule, l’etichette e le controetichette, rimetterle nei cartoni, caricarle in macchina e andare in giro a fare tentata vendita, e parlare con loro.
Non importa se il tuo vino ha caratterere, anzi, può addirittura spaventare e limitare ancor di più il mercato. Non tutti ricevono una bella impressione nel sentire in bocca un vino non troppo morbido, non troppo rotondo, non troppo uguale, non il solito mazzo di fiori ma qualcosa di più selvaggio, più vero.
Mi tocca sovente dover cedere a causa del confronto con chi, spesso e volentieri, le sue bottiglie non le ha mai prese in mano e delega di anno in anno tecnici e chimici, sondaggi di mercato per produrre ciò che va di moda.

Se non fosse che amo il vino, che adoro l’esplosione dei profumi in un travaso, che faticare tanto per avere prodotto con le mie mani qualcosa di buono mi esalta fino all’inverosimile…
giuro che avrei lasciato perdere da un bel pezzo.

Cristiana Galasso, Feudo d’Ugni.

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