Riflessioni estive # 2 (una dichiarazione d’amore)

 

 

‘Ad un vino non  è sufficiente essere solo buono…’

 

Un grande vino sta ad un prodotto industriale così come la vera poesia sta ad uno slogan pubblicitario.

Per scrivere grande poesia occorre avere bravura, tecnica, capacità di organizzare la materia in una forma, ma soprattutto occorre una voce che sia riconoscibile, che ritorna vibrante nel timbro e negli accenti e, anche, nella capacità di sorprendere e spiazzare il lettore.

Anche i vini hanno una voce, a volte cantano e a sentirli li distingui da chilometri di distanza…

Ci sono dei vini che sono grandi poesie: hanno accenti purissimi, una voce che si erge fino al cielo e ne senti l’eco ripetuto nelle valli.

Il vino non è solo tecnica, come non lo è la poesia: c’è una voce dietro ognuno di loro, c’è la terra in origine, c’è l’uomo con la sua passione nel coltivarla, c’è la memoria di un tempo che circolava nella ciclicità della natura: la linearità è un discorso di comodo, un imbroglio anch’esso.

Il vino si fa dall’uva, non da chissà quale diavoleria alchemica.

Ad un vino non  è sufficiente essere solo buono: avremmo perduto la nostra scommessa. Un vino è anche cultura, memoria, territorio, passione. Non è frutto di un processo automatizzato che esclude l’umano. È figlio della terra e tale deve restare. La cantina è uno strumento per elevare tali caratteristiche, non per azzerarle. La tecnica è un supporto, non il fine.

Anche il vino ha dunque la sua etica: tradirla significa aver tessuto l’ennesimo inganno all’umanità in nome dell’annullamento del pensiero critico, della diversità, dell’indipendenza, per piegarlo alle logiche ferree di una società che mira all’esclusione e/o all’indifferenziato.

Luigi Metropoli, Divino Scrivere.

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