Riflessioni estive # 3 (il racconto del vino)

 

 

‘Ci sono persone che per quanto si sforzino proprio non riescono.’

 

Non riescono a cogliere l’elemento simbolico del vino, quello scarto di lato che rincretinisce milioni di appassionati in tutto il mondo. Favoleggiano, arringando le folle da celebrati pulpiti, tentando di miscelare discorsi che ad un orecchio attento appaiono stridenti, di fondere tra loro termini come cultura e mercato (da cui si potrebbe affermare che Berlusconi è il più grande intellettuale della fine del Novecento e di questo scorcio del nuovo millennio) o di trasformare il significato letterale di talune parole (quasi che mi viene la voglia di segnalare cotanto impegno all’Accademia della Crusca) per cui convivialità diventa faciloneria, approssimazione, superficialità. La capacità di mescolare con tanta confusione discorsi tra loro così differenti avendo l’intuito e l’abilità di dar loro una parvenza di logica (più o meno, spesso la logica non c’è) è propria degli arringa-popoli (e forse qui il Berlusca ci calza meglio): si sceglie un piedistallo e s’inizia a fare gli opinionisti, dimenticandosi il racconto.

È questo il momento del trapasso, o almeno lo spero, del passaggio, complice la crisi economica che si è abbattuta sul mondo occidentale, dalla moda alla cultura. Attorno a me vedo tanti giovani motivati che si spingono a studiare e sviscerare l’argomento vino con tanta curiosità e passione che prima neanche si poteva immaginare. Le persone ormai di vini celebrati e pluripremiati ne hanno bevuti a iosa arrivando alla conclusione che un gran bel nome o brand da 50, 100 euro la bottiglia, può tranquillamente riposare sullo scaffale: prender polvere e amen, perché se ne può fare a meno. La semplicità, il giusto prezzo, un vino schietto è ciò che più le persone vogliono. Ah certo i nostalgici, quelli vissuti nel turbinio dei ruggenti anni novanta, quelli che si sono arricchiti, quei produttori che oggi battono i pugni (e li batterebbero ovunque) rinnegando e maledicendo le riviste, le guide, le degustazioni, le sponsorizzazioni dimenticando che fino a qualche anno fa rincorrevano più veloci di Carl Lewis premi e riconoscimenti (a me non risulta che curatori di Guide e direttori di riviste abbiano mai puntato una pistola alla tempia di nessuno) o quegli enologi celebratissimi che a tavola parlano male dei loro vini, di quei vini ‘pacchiani, inconcepibili e inutili’, nonché i giornalisti-imprenditori, beh, di questi ne incontreremo ancora. Il vento è cambiato, persino in America, e le banderuole al vento cambiano direzione: cercano di aggrapparsi e vivere il cambiamento. Ma per quanto si sforzino proprio non riescono.

Mauro Erro, Il Viandante Bevitore.

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