Se una bottiglia è diversa dall’altra…

 

Oggi come tutte le domeniche ho ricevuto una delle tante (oramai) newsletter enoiche che regolarmente mi vengono inviate. L’autore, collaboratore tra l’altro di una guida ai vini, recensiva un vino, degustato solo poche settimane prima con entusiasmo (non mesi o anni, nota bene), arrivando addirittura a sospenderne la valutazione per evidenti carenze (per non dire difetti) organolettici. Mi è capitato quest’estate in visita presso una nota cantina sociale del nord est di non aver potuto degustare una etichetta perchè le tre bottiglie (non una, non due, nota bene) presentavano chiari problemi rispetto al vino originario. Un altro amico degustatore mi ha scritto che in occasione di una degustazione presso un famoso produttore di bollicine non c’era stata una bottiglia uguale ad un’altra. Adesso per quanto si possa e si voglia essere tolleranti mi chiedo se tutto questo è ammissibile ed entro quali limiti. Pur essendo disposto, malvolentieri, ad accettare che ciò possa accadere, in nome dell’amore che ho per il vino, penso che siamo di fronte ad una questione che non può essere assolutamente sottovalutata. Sicuramente la buona fede è il requisito minimo non negoziabile. Mi riferisco a quando queste differenze si verificano tra bottiglie destinate a questa o quella manifestazione, a questo o quel degustatore, a questa o quella guida rispetto alle bottiglie destinate ai comuni mortali. Ma anche a quando queste differenze non si limitano ad un semplice ‘più o meno buono’ palesando l’esistenza di partite più o meno numericamente rilevanti di bottiglie molto al di sotto della peformance ottimale di quella stessa etcihetta-millesimo. Insomma un bel grattacapo soporattutto per chi di questi vini ne scrive oppure, ancora peggio, li deve giudicare e premiare. Per non parlare, poi, di chi li vende.  Talvolta mi domando quando discuto con colleghi, operatori di settore e semplici appassionati se stiamo parlando dello stesso vino. Quanto la distonia di sensazioni e valutazioni sia effettivamente dovuta al sempreverde soggetivismo del ‘de gustibus’ o piuttosto al fatto di aver bevuto due vini quasi completamente diversi…

Così è se mi pare!

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