MAURIZIO ZANELLA Rosso del Sebino 1997 CA’DEL BOSCO

 

 

Il classico vino che rovescia ogni pronostico, o almeno il mio. In grado di ribaltare, nettamente, ogni pregiudizio. Si trattava di una bottiglia, per intenderci, verso la quale nutrivo aspettative zero. Innanzitutto per la conservazione precaria (letteralmente abbandonata alle escursioni termiche di casa) cui era stata sottoposta. In secondo luogo per la tipologia di rosso, ovverossia ‘taglio bordolese all’italiana’, con la quale, per usare un eufemismo, non mi sento a mio agio e non sono mai riuscito ad entrare in perfetta sintonia. Leggendo il millesimo in etichetta, poi, subito la mente corre a quella seconda metà degli anni ’90, nouvelle vague enologica, che purtoppo ha visto l’affermarsi ed il proliferare di vinoni iper-concentrati, iper-legnosi e marmellatosi. Devo, tra l’altro, ringraziare l’amico Lello Del Franco che aveva, casualmente, richiamato la mia attenzione su questa bottiglia in occasione di una sua visita a casa mia. Ho deciso così qualche giorno dopo di tirarle il collo, pardon il tappo. Sono subito rimasto colpito dal colore nel momento stesso in cui ho versato il vino nel bicchiere. Un rosso rubino trasparente, dalla sfumature granata, per nulla concentrato, rassicurante coi suoi riflessi decisamente vivi e luminosi. Un modo sobrio di approcciare ed interpretare Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Il naso è ampio, complesso, profondo. L’intensità delle sensazioni rivela una prova corale austera e convincente. Non c’è un solo sentore a dominare la scena, ogni profumo si ritaglia, in maniera netta e precisa, un suo ruolo da protagonista senza prevaricare gli altri. Non si corre il rischio di una prestazione monocorde perché, glissando il solito impatto ad effetto, tipico da biturica, questo vino preferisce rilasciare lentamente tutto il suo ricco bagaglio olfattivo. La maturità del frutto evita le fastidiose sensazioni verdi e gli eccessi pirazinici del cabernet. Lo stesso merlot sembra rinunciare alla sua proverbiale ruffianeria. La potenza è sotto controllo, contenuta in favore di una struttura riuscita che ne dimostra l’efficacia della costruzione. La dolcezza dei piccoli frutti neri si impreziosice di interessanti sussurri agrumati intrecciandosi ad una trama fitta e terziaria di terra bagnata, funghi e tartufo, tabacco e cuoio, liquirizia e polvere da sparo. La speziatura è fine ed elegante. Al palato  il vino sembra aver raggiunto il suo apice organolettico, rotondo e morbido nell’aspetto tannico, ancora affilato e scattante dal punto di vista acido. Armonia delle sensazioni ed equilibrio delle parti. Finale sapido, lunghissimo ed appagante.

‘Il saggio non pensa mai di essere arrivato…’ anonimo.

 

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