CRISI (ipotesi)… di Sandro Sangiorgi

 

E se una spiegazione del progressivo calo di consumo del vino, fosse la qualità dello stesso? Se fosse colpa della noia mortale alla quale ci obbliga la stragrande maggioranza delle bottiglie in circolazione?
Sandro Sangiorgi
 
‘Quant’era comodo raccontarci che la qualità avrebbe salvato tutti. Seguite il filo. Tu fai qualità, io dico che tu fai qualità e lui vende le bottiglie che fai tu, a uno scelto pubblico di qualità. Che si nutrirà dell’informazione di qualità, fatta da me, dove troverà tutto sul vino. Di qualità. Peccato che, a ben vedere, il sistema non abbia prodotto qualità vera in proporzione, ma prezzi imprevedibili, vini indigeribili, commistioni insanabili, pratiche discutibili. 
All’ombra della qualità si stava bene tutti, felici, contenti e gratificati. Si poteva persino oscurare l’alcolismo, relegandolo al bere senza qualità, chi ha mai visto un alcolista uccidersi di barolo o supertuscan? Costano meno il fernet o il bottiglione. Ancora in Langa, si ha notizia di bottiglie sotto l’euro, prenotate a container da importatori russi. Difficile che le bevano ricconi come Deripaska e soci, ma è pur sempre qualcosa.
E se non tiene il bastione della qualità, figuriamoci le nicchie e tutto il resto: territorio, innovazione&tradizione, fare squadra, autoctono, naturale, sono solo alcune delle parole d’ordine che il mondo del vino ha ripetuto fino alla nausea. Per poi scoprire che una crisi economica nata oltreoceano può metterle in discussione, con la forza della paura e dei tagli ai consumi. 
Per salvare il sistema ci vorrà qualche altra formula alchemica, non basterà certo accorciare la filiera, col rischio di acuire la despecializzazione, né riproporre il rapporto qualità-prezzo, concetto usato dai più per giustificare che se paghi poco sono legittimati a darti pura cacca. Un consiglio arriva dal ministero dell’agricoltura francese: pensate alla qualità piuttosto che alla quantità. E’ un cablogramma del 1901, ma il tempo vola. ‘

‘Darwine – Consumi, crisi: evoluzione?’  di Damiano M. Raschellà (Porthos 32).

 
 
 
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