WILTINGER FEINHERB 2003 ST.URBANS-HOF

 

Nick Weis ed i suoi vini – ottenuti sia da questo singolare vigneto di ardesia rossa, ricca di ferro, della Saar che altri pregiati cru della Middle Mosel (nella foto lo splendido Piersporter dove si produce il Goldtropfchen che si traduce ‘piccole gocce d’oro’ e che, già dal nome, è tutto un programma) – furono selezionati nel 1° gda (gruppo d’acquisto) a cui ho partecipato e che organizzammo con gli amici porthosiani. Fu un azzardo decidere di prendere, tra l’altro, vini dell’annata 2003 nonostante le estreme condizioni climatiche di caldo e siccità – che si erano verificate anche in Germania – ne sconsigliassero vivamente l’acquisto… In effetti le bottiglie che stappai appena ricevuta la mia assegnazione mi delusero profondamente: qualcuna più prestante di altre, qualcuna, sicuramente, meno ma mediamente tutte segnate da un’evidente conflittualità tra la trasudante mineralità – soffocata dall’esuberanza della materia prima – e livelli di acidità non sempre particolarmente vibranti. Da qualche settimana ho ripreso a stappare alcune di queste bottiglie, tutte appaiono prematuramente evolute seppur perfettamente bevibili. Bianchi molto piacevoli che si bevono non senza una certa, seppur minore, soddisfazione sensoriale soprattutto per la loro, chiara, matrice terziaria. Poi, come spesso capita, decido di tirare, svogliatamente, il collo a quella che sulla carta dovrebbe essere la meno interessante tra tutte trattandosi di una bottiglia halb-trocken, una categoria sfigata si direbbe, ribattezzata ‘feinherb’ dai produttori tedeschi, qualcuno maligna, per il suo scarso appeal. Ecco che, invece, la sua stessa natura indecisa, di mezzo, tra trocken e non trocken, rivelare un’inaspettata capacità di trovare in un’annata pazza, improbabile e difficile come la 2003 una più che apprezzabile ragion d’essere. Il vino mostra un colore carico che tradisce sì, in parte, gli anni trascorsi ma che brilla di una luce calda ravvivata da fascinosi riflessi verde-oro. Il naso è terroso, terroso,.. terroso. Ha smaltito tutto il frutto in eccesso e dribbla efficacemente le pur presenti note idrocarburiche lungi ancora dall’esser dominanti o invasive. Si respira insistentemente terra, terra ed ancora terra. Eppure non stanca mai, questa sua intensa espressività, anche se apparentemente monocorde, perchè riesce ogni volta che il naso si avvicina al bicchiere a fare uno scatto in avanti, indietro , di lato, smarcandosi con una nuova ventata di recuperata freschezza. Al palato è sapido, a tratti salato, lungo e persistente il giusto per accompagnare dall’inizio alla fine una tranquilla serata.

 

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