PICCOLI GRANDI ROSSI : IL GRIGNOLINO

 

Generalizzare è sempre un errore ma è anche vero che per paura di sbilanciarsi si correrebbe il serio rischio di evitare di prendere mai una qualunque posizione. Se vi capita, spesso, come al sottoscritto, di recarvi fuori per lavoro e non potete ogni sera spendere un capitale per una cena e, soprattutto, per il vino allora il Grignolino può diventare un’ottima valvola di sicurezza/salvezza. Anche se non è, commercialmente parlando, un ‘best seller’, è facile che, soprattutto nel centro-nord Italia, possiate trovarne uno in carta ed è difficile che il prezzo possa essere particolarmente elevato. Anzi, di solito, si rivela un affare decisamente vantaggioso. La gradazione alcolica è quasi sempre contenuta, il colore scarico ed i profumi delicati ricordano per certi aspetti il pinot nero. In bocca non è quasi mai voluminoso. Queste caratteristiche ne consentono ampia possibilità di abbinamenti ed un sobrio accompagnamento della tavola. E’ dotato di buona freschezza e tannini marcatamente astringenti. Solo nel finale potrà incontrare la resistenza di qualche palato più esigente per la sua vena spiccatamente acida ed il finale, talvolta, amarognolo. Lo scarso entusiasmo di pubblico ne ha preservato, in un certo qual senso, l’dentità stessa evitando i consueti, ricorrenti, abboccamenti al mercato che hanno stravolto e travolto altri vitigni (penso, chessò, agli altri due piemontesi dolcetto e barbera). Ecco così che anche le grandi case (più attrezzate a poterne garantire una reperibilità diffusa)  ne offrono versioni solitamente apprezzabili per rispetto e corrispondenza ai fondamentali varietali del vitigno semmai senza evidenziarne, eccessivamente, le spigolosità. Rossi piacevoli, dalla distinta personalità ed il carattere deciso, da bere serenamente e con soddisfazione a tutto pasto.

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