‘L’estimatore illuminato…’ (Nicolas Joly)

 

 

‘Quando un estimatore illuminato stappa una bottiglia di vino, che cosa cerca? Un’ emozione una sensazione di completezza, una soddisfazione interiore. Vuole scoprire o ricevere qualcosa che gli parli, che lo delizi e favorisca l’incontro cordiale che si instaura intorno al tavolo.’

 

‘…(quando) diventa necessario al fine di soddisfare, sia pure in modo improprio, l’estimatore di vino – ricorrendo ad artifici tecnologici in grado di ricreare in cantina, arbitrariamente, sapori allettanti , tuttavia estranei a quelli che il teritorio era in grado di offire, certo ne viene fuori un vino ‘buono’, tuttavia percepiamo che qualcosa non funziona. Avvertiamo una sorta di insoddisfazione latente, sentiamo che lì non c’è nulla di vivo. Si potrebbe dire che la musica che il vino deve offrire è assente, che l’anima del viticoltore non è lì. Non ci si sente catturati, riscaldati, quasi guariti – dato che il vino vero ha crtamente effetti teerapeutici – dagli equilibri delicati, sottili, vissuti quasi si stesse contemplando un’opera d’arte o ammirando un paesaggio grandioso.’ 

 

 

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