‘Outing’ in ricordo di Federico Mustilli.

 

 

Lo ripeto continuamente. Anche, di recente, durante la degustazione che ho guidato di Contino (http://www.aisnapoli.it/2010/10/17/verticale-contino/). Io non mi occupo di vino, nel senso lavorativo del termine. Mi sono diplomato sommellier e, successivamente, sono diventato giornalista, è vero. Ma il vino è rimasto, per me, sempre e solo, un’unica grande, immensa passione. Non mi stancherò mai di ripeterlo, nulla più. Almeno per il momento… Io mi occupo di altro. Di tessuti: import-export. Mi sono appassionato al lavoro della mia famiglia quando ancora frequentavo l’università. Ogni volte che lo studio me lo permetteva mi precipitavo in azienda a dimenarmi tra le stoffe. Subito dopo la laurea in Economia ho rinunciato alle offerte (a dir vero molto poche) alternative che si erano profilate per occuparmi esclusivamente di tessile. Una tradizione ed una storia antica che mi scorre nelle vene e che – nonostante gli entusiasmi inziali siano stati, progressivamente, annullati dalle difficoltà di un settore perennemente in crisi, come quello tessile – mi ha imprigionato per gli ultimi quindici anni tra le ‘pezze’. Sì mi sono occupato di ‘internazionalizzare’ l’impresa (che parolone, fa scena), i risultati (di cui vado orgoglioso, quelli sì) non sono mancati ed ho ottenuto le mie soddisfazioni. Penso spesso di mollare tutto ma poi mi trincero dietro la nobile finta scusa che non me la sento di lasciare in mezzo ad una strada le 25 famiglie la cui vita dipende dall’azienda. In realtà non potrei mai ritirarmi, a prescindere.  Sono infettato, drogato da e del mio lavoro. Non posso farci nulla. Dopo qualche giorno di assenza vado in crisi di astinenza, mi manca quella sensazione, acre e pungente al naso, dell’acido che il caldo sprigiona facendolo evaporare  dalle pezze negli scaffali. Come mi ha fatto notare un amica americana (nel caso ne sentissi il bisogno…), fin quando esisterà una mia azienda, statene certi, mi troverete lì. Non so se quello che sto facendo in questo momento possa chiamarsi, seguendo l’ultima moda, ‘outing’ (di altro genere, ovviamente…) fatto sta che devo ringraziare un uomo a cui ho voluto bene per questo. Sul necrologio di Federico Mustilli si legge la sigla N.H. che sta per nobil’uomo. Due parole che meglio non potrebbero definire e sintetizzare questo personaggio d’altri tempi, nei modi e nell’aspetto, ma perfettamente a suo agio e calato nei nostri. Nonostante l’età è rimasto sempre ed assolutamente un giovane, più di tanti presunti giovani che conosco, nella spirito e nella testa. Appassionato di viaggi, belle donne e barzellette. Ogni volta che avevamo un appuntamento di lavoro prima di metterci a discutere di prezzi, articoli e consegne, doveva sempre raccontarmi una barzelletta, possibilmente spinta. Sto parlando del fratello dell’Ingegnere della Falanghina ma che col vino nulla aveva a che fare, se non quel cognome un po’ ingombrante che in Campania è, diventato, sinonimo, appunto, di vino e falanghina. Un po’ come succede al sottoscritto quando mi presento ad uno sconosciuto e mi sento chiedere sistematicamente’… Cimmino, …chi ? …quelli dei tessuti ?!’. Agente di commercio rappresentante della gloriosa Tessitura Giori. L’ho conosciuto una decina di anni fa quando, ormai, si era ritirato dalla bolgia di un mercato impazzito ed aveva deciso di dedicarsi a rappresentare solo quest’ultima tessitura storica della provincia milanese produttrice di finissimi lini. La nostra amicizia fu subito istintiva, a pelle. Non condividevamo, contrariamente a quello che potreste pensare, la passione per il vino. Per quello, mi diceva, chiama a Paola (la nipote nda) ed ogni volta che ci vedevamo mi diceva ‘…l’hai chiamata, poi, Paola?’. Ormai non rispondevo neanche più a quella domanda, mi limitavo a scuotere la testa ed un sorriso. Sapeva intuire il significato di quel mio gesto non c’era bisogno di aggiungere parole (che sarebbero state sempre le stesse ‘il tempo, il tempo, maledetto tempo, devo ricordami di chiamare Paola…’). Condividevamo, invece, tutt’altra passione non meno irrinunciabile, per me, del vino: il Napoli. Lui allo stadio tutte le domeniche, io che tornerò al San Paolo per la partita contro il Liverpool, lì dove mi sarebbe piaciuto incontrarlo per un’ultima volta e dove giovedì non potrò fare a meno di dedicargli un mio pensiero. Voglio ricordarlo con un episodio che in azienda nessuno di noi potrà dimenticare perchè rimanemmo a ridere per buoni dieci minuti. Era la settimana dopo la partita Napoli-Milan: 2-2 incredibile rimonta con pareggio al 93′. Si fermò sulla soglia del magazzino prima di congedarsi in occasione di quel nostro incontro rivolgendosi ai ragazzi che erano vicini alla cassa. Raccontò che al secondo gol del Napoli all’ultimo minuto di recupero era venuto giù lo stadio. Era scattato il consueto irrefrenabile carosello di baci ed abbracci tra il pubblico. Per descrivere quello che era successo col suo vicino aveva usato un’espressione un po’ volgare, detta così, ed inaspettata, alle orecchie dei miei collaboratori, pronunciata da un uomo distinto come lui,  ma che, invece, proprio detta da un grande come lui, suonava elegante, quasi come una poesia di Eduardo. Scatenò una fragorosa risata che ci accompagnò nei giorni successivi e che ancora oggi ci accompagna e, sono sicuro, continuerà ad accompagnarci nel rievocarla.
 ‘.. io e lo sconosciuto a fianco a me ci siamo baciati ed abbracciati urlando, saltando… e sì, involantariamente ma l’ abbiamo fatto… pesc’e’pesce!’….
Ciao Federico, mi mancherai.
 
 
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.