Che sapore ha la curiosità ?

Fried Cicadas

 

Avevo intenzione di postare sul blog di Mauro(Erro) queste mie considerazione ma ho subito desistito per due semplici ordini di motivi. Il primo è che nonostante abbia scelto una foto decisamente ‘normale’ in rete si trovano molte foto dello stesso piatto (basta digitare ‘fried cicadas pictures’ nella Google Bar) che avrebbero potuto far accapponare la pelle a molte persone. Io ho scelto questa non per una sorta di pudore nè di rispetto nei confronti di chi mi legge (pochi ma buoni), sia ben chiaro, ma solo ed esclusivamente perchè identica al piatto che ho mangiato io. La seconda ragione è che quest’argomento è stato da me continuamente e ripetutamente rivisitato e non mi andava di risultare monotono. Lo spunto è venuto l’altro giorno mentre cercavo, a distanza di un anno, ancora di capire che cosa mi ero mangiato lo scorso luglio 2010 in una sperduta cittadina nella provincia cinese di Jinan, in una trattoria locale. Avevo già provato a cercare su internet senza successo ma stavolta ero determinato ad andare fino in fondo. Ecco finalmente le ‘fried cicadas’ cicale fritte, non quelle di mare (penso lo avevate già capito, ma quelle di terra, ricordate la fiaba della cicala e la formica, beh proprio quella cicala lì). Il mio interlocutore cinese o meglio la traduttrice del mio interlocutore cinese un anno fa non era riuscito a dirmi di che animale si trattasse, mi aveva solo rassicurato sul fatto che volasse e viveva sugli alberi, insomme niente scarrafoni… Alla fine le avevo assaggiate (due o tre perchè non riuscì ad andare oltre), sapevano di fritto e sale, nè più nè meno di un’anonima frittura di pesce congelato.  Loro le trovavano deliziose e, navigando in rete, mi sono accorto che vengono considerate, un po’ in tutto l’estremo oriente, una vera prelibatezza (in realtà è anche il notevole apporto nutritivo, leggi contenuto proteico, a renderle probabilmente così speciali). Ma andiamo al dunque. Mentre cercavo delle foto del piatto in questione ne apparsa una che non era del tutto uguale al piatto da me mangiato e faceva decisamente più impressione. Un mio collabaratore che si trovava a fianco a me in quel momento si è quasi sentito male… ‘Ma davvero hai mangiato una cosa del genere ?!’ mi ha detto con aria tra il disgustato e l’incredulo. Di lì a poco si è fatto un capanello (questa volta da me invitato a guardare) di miei collaboratori, tutti, più o meno, alla vista hanno avuto la stessa reazione. La mia risposta è stata banale, per me scontata, ‘certo! Quando mi capitava più la possibilità di provare un piatto del genere. Cazzo la curiosità…’

Già la curiosità.  Ne avevo parlato già in occasione del mio esordio sul Viandante a proposito di vino e mi accorgo che alla fine la bravura di un degustatore o di un critico gastronomico la fa, anche e soprattutto, la curiosità. Non è l’unico fattore, anzi, in quest’altra mia brevissima ‘analisi’ ho dimenticato di citarla e me ne pento. In realtà, forse, dovrei dire che la curiosità fa la differenza non tanto tra un degustatore bravo e meno bravo ma sicuramente tra il vero appassionato ed un pur bravo degustatore. Come si fa a sapere dell’esistenza dei vini  ‘biotici’ e non farti venire la voglia di assaggiarli (sì, lo so, molti di voi possono continuare a vivere serenamente senza). Ok costano un botto e probabilmente saranno una boiata pazzesca ma se sei davvero appassionato di vino come fai a non avere, almeno, la curiosità di provarli. Non è per nulla facile procurarsi le bottiglie ? Macchissenefrega se hai della sana curiosità devi prima o poi provarli. Così mi capita quando leggo di un vitigno dimenticato o di una denominazione semisconosciuta (l’atro giorno mi sono bevuto un Dindori Reserve Shiraz indiano…) ma anche di un produttore celebrato (questione delicatissima, come fai a sparere a zero su un vino che non hai mai bevuto o al massimo assaggiato frettolosamente ad un affollato banco d’assaggio) o di un vino elaborato con una tecnica tutta particolare (penso ai primi bianchi macerati sulle bucce ed alle prime anfore  prima che diventassero due delle tante mode da cavalcare e sfruttare per rifarsi una verginità) oppure, ancora, quella determinata etichetta in quello specifico millesimo imperdibile. Penso ai biodinamici e mi viene in mente Joly. Ma, porca zozza, qualcuno li ha mai assaggiati i suoi vini prima che passasse alla biodinamica ?! Sono, certamente, molto diversi  ma non di meno buoni, molto buoni… Insomma non si tratta solo di avventurarsi nel mondo dell’ ‘o famo strano’ ma più semplicemente di esplorare in lungo e in largo la propria passione per conoscere, per capire, per scoprire, per approfondire, per studiare, per gioire, per emozionasri, per puro piacere… . Perchè ‘la bellezza del vino è anche la sua varietà, imprevedibilità e irregolarità’. Dopo anni ed anni di vino (di birre, di ristoranti, di viaggi, blablabla) se c’è una cosa di cui vado davvero fiero ed orgoglioso è proprio questa: di non aver perso la curiosità ad animare la mia passione !

 

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