Controcorrente: riflessioni sull’Euro-pa…

 

Ogni tanto viene fuori l’economista che è in me. E’ l’unica materia che ho sempre studiato e continuato a studiare con passione insieme al vino. Bastian contrario sul vino, bastian contrario nell’economia, tanto per non smentirmi. Il mio spirito EUROpeista contrariamente agli umori della folla non è stato, infatti, per nulla scalfito dalle recenti feroci polemiche contro la moneta unica. Le economie della nostra cara vecchia Europa sono molto più solide di quello che si pensa e quella che vogliono farci credere sia una crisi ‘economica’ è in realtà un crisi di valori e di idee. In altre parole, tanto per non agitare l’aria fritta e tradurre in facce e persone, una crisi della politica. E’ infatti l’incapacità dei politici a fronteggiare, ma sarebbe meglio dire gestire, la crisi che ci sta lentamente affondando. Purtoppo i meccanismi sempre più complessi che regolano i mercati richiedono persone innanzitutto in grado di comprenderli e, poi, soprattutto preparati per poter intervenire con le giuste strategie. I mezzi e le risorse per risollevarci ci sono le persone in grado di usarli purtroppo no. Quella dei sacrifici che tutti noi siamo, ogni giorno, chiamati a sostenere non è e non può essere sicuramente l’unica strada. Certo c’è bisogno anche di quelli e sicuramente ci dobbiamo abituare a rinunciare ad una fetta di quel tenore di vita che ci siamo faticosamente conquistati (almeno alcuni, io voglio pensare molti, i più) ma ripeto non è solo attraverso i sacrifici che ci salveremo. Abbiamo bisogno di persone capaci, tecnicamente preparate ed eticamente ineccepibili, ai pulsanti di comando. In questo momento (e non solo in Italia) da questo punto di vista stiamo davvero messi male. Si parla tanto dei costi della politica ed è sacrosanto auspicarne una drastica riduzione ma io sarei ben felice di pagare anche tanto qualcuno che ne capisca veramente di politiche economiche, di analisi dei mercati, in grado di elaborare un disegno e delle tattiche piuttosto che assitere al triste quotidiano teatrino di mezze calzette impegnate solo a salvarsi il culo. Non mi riferisco a professori universitari che hanno trascorso la loro vita dietro una cattedra (che Dio ce ne scansi e liberi), questi chiamati alla dura pratica potrebbero solo far danno e con i loro errori di valutazione potrebbero solo peggiorare la situazione attraverso improbabili esperimenti ‘scolastici’ ma di persone che hanno vissuto e trascorso la loro vita a contatto con i problemi reali delle economie del mondo. Qualcuno che, invece di continuare a guardare con sospetto e diffidenza ai processi di globalizzazione in atto (ma sì prendiamocela con i cinesi, gli indiani, i pakistani e possibilmente senza dimenticare albanesi e rumeni anzi se ci riusciamo infiliamoci dentro pure negri ed ebrei che non è mai inopportuno) li abbia studiati ed affrontati, a vario titolo, ed abbia pure un’idea di come provare a governare i nuovi equilibri e trovare un diverso modo di relazionarci ad essi. Come sempre accade si cerca la scorciatoia attraverso demagogia e populismo.

 

Rinunciare all’Euro sarebbe una grande sciocchezza con gravissimi, irrimediabili, irreparabili, insanabili, fatali danni. Non metto in dubbio che l’entrata in vigore della moneta unica si sarebbe potuta controllare e coordinare meglio, nei tempi e nei modi, ma prendercela con l’Euro sarebbe, adesso, ancora più un errore. Non ci ha reso più uniti agli occhi nostri ma l’ha fatto agli occhi del mondo. Se solo pensassimo a quanto decisiva sia stata l’entrata in vigore dell’euro nel far vacillare l’egemonia, lo strapotere economico e politico degli Stati Uniti nonchè la  centralità del dollaro negli scambi internazionali.  Demolire tutto ciò come sta avvenendo in questi mesi mi sembra pure follia. L’errore è stato, piuttosto, pensare che sarebbe bastata SOLO la moneta unica a renderci più uniti. Invece sono state proprio le perplessità sull’euro a rallentare quei processi di armonizzazione che ci avrebbero finalmente portato ad una reale Unione d’intenti e d’azione. Abbiamo bisogno di una costituzione europea, di leggi comuni, di un VERO parlamento europeo, di istituzioni europee che non siano di pura facciata ma autorevoli ed operative. E’ possibile farlo conservando le necessarie sacche di autonomia alle singole nazioni come avviene in molte altre confederazioni di Stati (a partire dagli stessi Stati Uniti ma di esempi altrettanto, per non dire ancor più validi, il mondo ne ha da offrire seppur in forme e organizzazioni diverse, noi dobbiamo trovare quella giusta pe noi). Non è facile lo so e gli ultimi eventi sembrano portarci sempre più lontano. Rimango, però, convinto che è solo così che si può uscire dalla crisi e trovarsi pronti a quelle future. Piuttosto che combattere il fantasma astratto della globalizzazione per partito preso e senza alcuna strategia concreta dovremmo svegliarci e renderci conto che, nel bene o nel male, ormai il mondo in cui viviamo è già bello che globalizzato.

Solo uniti si può sperare di uscirne rafforzati e, cosa ben più importante, consapevoli di poter incidere e decidere sulle proprie sorti. Attori o spettatori, questo è il dilemma ?  Non mi sono ancora rassegnato, come ha scritto qualcuno, al fatto che forse non siamo più un popolo di viaggiatori, santi ed eroi ma di giocatori e telespettatori… 

 

 

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