Denominazione d’Origine Cancellabili: Bolgheri.

Bolgheri Doc

 

Non me ne vogliano gli ottimi produttori della zona nè gli amici del Consorzio. Non vorrei che il mio incipit offendesse la sensibilità di qualcuno nè voglia essere, il mio, un giudizio ‘tranchant tout court’ sul livello qualitativo dei vini appartenenti alla denominazione. Lungi da me risultare superficiale o approssimativo vorrei meglio circostanziare la caustica conclusione cui sono arrivato. Ho dedicato, infatti, qualche giorno al riassaggio di vecchie annate di alcune bottiglie recuperate in occasione delle mie trasferte sul posto che, per diversi anni, mi sono sobbarcato per prender parte agli assaggi in anteprima e visitare cantine. Il problema principale di questi rossi (blasonati e non) è, proprio, la scarsa attitudine ad un invecchiamento che possa andare oltre un’evoluzione piuttosto precoce e scontata ma soprattutto l’assoluta mancanza di capacità di emozionare e coinvolgere. Nel senso che anche quando i vini non hanno ceduto e mostrano di conservare un’apprezzabile profilo d’integrità organolettica tendono, comunque, a rimanere decisamente immobili sui loro fondamentali (alcol generoso, tanto legno piccolo e tannini rigidi), piccoli monoliti lontani da quello che amiamo ricercare e definire un luminoso o glorioso futuro. Detta così nulla di nuovo sotto il sole. Stiamo parlando di una questione comune a moltissime denominazioni italiane altrettanto in vista ed altrettanto ben quotate. Il punto è che ci troviamo di fronte ad etichette dal costo mediamente importante talvolta difficilmente accessibili al consumatore medio che ci si avvicina sull’onda del mito comunicativo di poche etichette davvero eccellenti (o presunte tali). Prezzi in molti casi, direi nella stragrande maggioranza, imputabili ai notevoli investimenti sostenuti dalle aziende per l’acquisto dei vigneti oppure la realizzazione di cantine esclusive, spesso molto tecnologiche. Un’esclusività che ha poco a che vedere con l’effettiva qualità nel bicchiere, di per sè non in grado di giustificare l’esborso di certe cifre. Con cabernet e merlot è facile ottenere vini intensi e corposi, soprattutto a certe latitudini, ma altra cosa è riuscire ad ottenere vini dinamici, dotati di quella giusta tensione acida e di quella freschezza indispensabili  a garantirne un vero potenziale evolutivo e d’invecchiamento. Il paragone, poi, coi cugini francesi sarebbe impietoso (nonostante non ami i bordolesi penso a molti produttori della Loira che fanno gran bei rossi, dai prezzi più che onesti, a base cabernet franc). Insomma più ombre che luci su quella che molti (io tra questi) considerano, probabilmente, la denominazione più sopravvalutata d’Italia.

 

 

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