Wine Revival # 1

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore

GAIOSPINO 2002

FATTORIA CORONCINO

 

Ogni tanto mi capita di ritrovarmi tra le mani qualche vecchia bottiglia che ho imbucato in cantina a suo tempo per riassaggiarla a distanza di qualche anno. Molte di queste bottiglie fanno parte di un personalissimo percorso autodidatta (anche se ho, poi, scoperto  essere in comune con altri cari amici) intrapreso quando mi sono appassionatamente avvicinato al vino (il famoso passaggio da bevitore quantitativo a qualitativo, in realtà, nel mio caso, mai del tutto definitivamente compiuto :-))))). Come ho avuto più volte occasione di ricordare si tratta di ripercorrere un ‘viaggio’ che ha avuto inizio poco più di una decina di anni fa (non tantissimo quindi) nel pieno di un periodo di grande fermento che durante la seconda metà degli anni novanta aveva visto l’esplosione e la consacrazione di quel ‘fenomeno vino’ coinvolgendo tutti i livelli della filiera. Produttori, importatori, enotecari, ristorazione, sommelier, giornalisti ed una schiera sempre più folta di ‘semplici’ giovani (e meno giovani) appassionati. Internet avrebbe di lì a poco preso il sopravvento stravolgendo i rapporti di forza e di relazione ma nel frattempo la stampa  svolgeva un ruolo dominante (che sia ben inteso, seppur molto ridimensionato, ancora oggi non del tutto esaurito). Io decisi, come molti, di cominciare proprio affidandomi alle guide. Non ne sono pentito. Certo ho buttato un bel po’ di quattrini (che mi sarei potuto, forse, in alcuni casi, effettivamente, risparmiare) ma sono e continuo ad essere dell’idea che non puoi esprimere un giudizio su un vino o su un produttore senza provare le sue etichette più rappresentative. E non una volta sola… Non puoi comprendere un fenomeno così complessso ed articolato senza cercare di calarti quanto più possibile nei suoi più profondi e tortuosi meandri. Se pensate, però, che fossero sempre delusioni, vi sbagliate. Molto spesso, fortunatamente, si scoprivano e bevevano gran bei vini. Forse un po’ tutti in linea con un certo stile in voga, allora, sulla spinta delle mode provenienti d’Oltreoceano, e che ancora oggi definiremmo ricco ed esuberante, quando non opulento e muscolare, ma sia ben chiaro che se il produttore era uno di quelli che lavorava bene le aspettative non venivano disattese. Il mio primo Coroncino fu un ’99. Non che successivamente ne abbia bevuti chissà quanti ma di tanto in tanto qualche bottiglia ho perservarato a comprarla come questo 2002 che ho ribevuto, a circa dieci anni di distanza, l’altra sera. Un liquido assolutamente integro dai profumi ancora intensi che hanno col tempo virato su note dolci di zafferano, spezie e fiori secchi. Evoluto con garbo.  Al palato non mostra segni di cedimento, la spina acida ancora ne sorregge egregiamente l’impianto gustativo e ne preserva la beva. L’allungo sapido continua a regalare notevole persistenza. Molto piacevole ed equilibrata, direi indovinata, in questo senso, l’interpretazione del verdicchio in legno piccolo. Unico appunto che mi sentirei di sollevare riguarda forse qualche eccesso di concentrazione generale più che del rovere in particolare. Eccesso ancora non del tutto digerito che ne frena una maggiore articolazione e complessità dal punto di vista puramente organolettico, un più dinamico sviluppo gustativo e lo snello scorrere nei calici.

 

 

 

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