LA Lignier & Hubert Lignier Pere & Fils (che confusione !!!)

Hubert Lignier
 
 
Ci sono storie tristi con un lieto fine ma non saprei proprio dire se questa è una di quelle. Il Domaine Hubert Lignier è stato gestito fino al giorno della sua improvvisa, inaspettata, tragica quanto prematura, morte dal figlio di Hubert, Romain (34anni), sposato ad una giovane americana, Kellen, con la quale ha avuto due bambini piccoli, Lucie ed Auguste. Alla scomparsa di Romain(2004), sembrerebbe (condizionale d’obbligo), che il padre Hubert abbia, da subito, manifestato la volontà di riprendere in mano le redini del Domaine insieme all’altro suo figlio, Laurent. Allo stato attuale pare che Kellen ed il suocero abbiano trovato un accordo, almeno per il momento, di andare ‘insieme ognuno per la sua strada’. Vale a dire che Kellen ha iniziato a fare i suoi vini sotto l’etichetta Domaine L(ucie)A(uguste) Lignier continuando, contemporaneamente, a conferire le uve per i vini del Domaine Hubert Lignier (un terzo delle uve). In futuro non si sa ancora, e bene, quel che accadrà. Di Hubert Lignier ho trovato ed acquistato diverse bottiglie assortite, sia in termini di annate che di etichette, e confesso che sono rimasto molto favorevolmente colpito (i vini sono realizzati non solo a partire dalle vigne di proprietà ma anche da un’attività parallela di negociant).  Rispetto ai risultati, notevoli, raggiunti del compianto Romain, avevo letto che il nuovo corso riavviato dal padre (oggi settantenne) segnava qualche segnale di regresso in termini di eleganza e finezza con qualche sbavatura alcolica ed eccesso legnoso. Devo dirvi che io ho stappato sia village che premier cru, spaziando da Gevrey-Chambertin, passando per Morey Saint Denis, fino a Chambolle Musigny, sempre con una certa soddisfazione. Tutti vini molto piacevoli, dallo stile ben definito: compassato e cremoso (nel senso nobile del termine riferito alla trama tannica) ma allo stesso tempo assolutamente disciplinato e rigoroso. Certo ogni tanto il rovere si fa più presente ed in certi vini si avverte qualche squilibrio ancora da  risolvere ma tenuto conto della difficoltà oggettiva di alcune recenti annate (climaticamente estreme) ed il fatto che si tratta, comunque, nella maggior parte dei casi, di village e 1er cru senza nessun particolare blasone, ci può pure stare. Tutti i vini (non so se considerarlo un limite oppure un pregio) a 24 ore dallo stappo avevano un profilo decisamente più brillante e coinvolgente dopo ricorrenti esitazioni iniziali. Pur non toccando vette di struttura, complessità o profondità, straordinare, sono vini che ritrovano un apprezzabile tratto comune  in una beva snella e scorrevole pur senza mai scadere in un’eccessiva semplicità o peggio in banalità di sensazioni. Concentrazione e potenza  non mancano, sia ben inteso, a dare spessore mentre chi, sul fronte di acidità e tensione, cerca una dinamica gustativa più verticale, potrebbe anche rimanere deluso. 
 
Kellen, Lucie et Auguste Lignier 
 
 
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