LA RESA DI LUCIO (IL) GRANDE

Meditavo da tempo la mia rivincita. Ed alla fine il momento è venuto. Non ricordo più quanto tempo era passato da quella notte quando alle 3.00 am, di non so più di quale giorno e di quale anno, mi ero arreso all’ennesima richiesta di Lucio (IL) Grande di stapparne ancora un’altra… Per chi mi conosce sa benissimo che non mi tiro mai indietro ma quella notte proprio non riuscì a dire un altro sì… Dopo non so quante bottiglie eravamo rimasti in cucina un drappello di pochi irriducibili per la maggior parte impegnati ad addentare gli avanzi della serata ma Lucio, impassibile, invece, chiedeva ancora da bere, insisteva, ancora un’altra… Questa volta le cose sono andate diversamente… Alle 3.00 am di venerdì scorso, Lucio si è arreso, un pò brillo ma (spero) felice…

 

 

Tutto era iniziato 6 ore prima, circa, con una Magnum di Tarlant ‘Zero’ di cui ho constatato che l’apprezzamento generale (ma soprattutto femminile) manifestato sul momento si era tradotto in un lascito postumo in bottiglia di poco più di qualche centilitro di liquido.. ed io che pensavo di pranzarci all’indomani…

(Voto: 90/100 – tondo tondo: una bolla che sicuramente diventerà per il sottoscritto un riferimento visto che ormai bevo e compro quasi esclusivamente ‘brut Nature pas dosè’.)

 

Chardonnay 1996 Cantina di Terlano

(voto 85/100: mi aspettavo sinceramente qualcosina in più considerato l’ambizione e la tradizione delle selezioni d’antan di questa importante cantina altoatesina. Il vino stenta ad aprirsi e decollare. Sia ben inteso siamo di fronte ad un bianco di tutto rispetto che dopo 15 anni mostra ancora tutto il suo rigore, forse eccessivamente austero, realizzativo conservando freschezza ed una dinamica gustativa molto piacevole ma, ahimè, per nulla trascinante e coinvolgente. A questi prezzi davvero pochino…)

 

Vina Tondonia Rosado Crianza 1993 Lopez de Heredia

(Voto: 86+/100. Ho scritto, riscritto ed ancora scritto di questo rosato e dei vini di questa storica cantina riojana, rimando pertanto alle note che ho redatto in altre occasioni per chi ha voglia di approfondire la conoscenza di questa intrigante produzione. Mi limito, solo, a sottolineare che la bottiglia bevuta l’altra sera era in perfetta forma. Assolutamente non adatto a chi preferisce uno stile dai toni più rassicuranti. Si tratta di un’interpretazione estrema, amore oppure odio.)

 

NSG 1er Cru 2000 Domaine Prieure-Roch

(Voto: 86-87/100. A me questo vino è piaciuto e non poco. Sprizza luce, calore e naturalezza da ogni sorso. Senza raggiungere picchi di complessità o profondità ma non sempre li possiamo pretendere. Considerato denominazione e cru minori ci può benissimo stare. Anzi vi dirò che ogni volta che assaggio i vini di questo domaine mi convinco sempre più che le etichette meno pretenziose e costose sono forse quelle più vantaggiose in termini di rapporto qualità-prezzo. Un limite che riscontro, spesso, con i produttori biodinamici, o simil tali, è proprio quello di timbrare i propri vini con uno stile che finisce con l’avvantaggiare i cru, sulla carta, meno quotati ma  togliendo qualcosina a quelli provenienti da prestigiose parcelle di ben più nobile lignaggio nei quali, invece, si vorrebbe sentire più l’impronta del terroir che il manico dell’interprete. Penso – ad esempio – agli indiscussi, ma discutibili in questo senso, costosissimi capolavori di Madame Leroy) .

 

Volnay 1er Cru Les Champans 2008 De Montille

(Voto: 88+/100. Avrei voluto dedicare un post a parte a questo vino ma vi risparmio il pippotto che ne sarebbe uscito fuori e cerco di andare direttamente al cuore delle mie riflessioni. Pensate a Belen Rodrigues. Ecco se fate parte di quella frangia di ipocriti detrattori che si dice non essere interessata a concupirla neanche se lei si spogliasse davanti a loro offrendosi incodizionamente allora  questo vino non fa per Voi. Il rosso in questione è sfacciatamente ruffiano e piacione, curve mozzafiato – leggi profumi floreali e di piccoli frutti, sarebbe a dire, aromaticamente molto intenso – e beva disinvolta. Lunga, no! Ma dolce e succosa, sì. Insomma non c’è solo la bellezza delicata e raffinata della Rossellini di turno o quella stucchevolmente rifatta e volgare alla Valeria Marini. Per tacere di quei tanti vini che vengono incensati e difesi per l’essere ‘buoni e basta’ ma che alla prova nel bicchiere risultano neanche quello. Questo, almeno, lo è davvero.

‘Pop art-wine’, se volessimo trovargli una categoria.)

 

Pommard 1er Cru Comte Armande

(Voto 86?/100. Vino didatticamente ineccepibile per mostrare al neofita cosa significhi mineraltà. Ma il problema è proprio quello, difficile riuscire a trovarci dentro dell’altro… Siete in un bosco, in piena notte e la luna, assente, vi ha catapultato, d’improvviso, nel buio più nero. Anche scavando e scavando non c’è traccia nè di frutta nè di fiori se non volendosi sforzare con l’immaginazione per intravederne l’ombra in un fitto, cupo, groviglio di arbusti fossili, sensazioni d’ispirazione gotico-minimalista.)

 

 

 

Vosne Romanée Vielles Vignes 2005 Dominique Laurent

(Voto 86-88/100. Vino molto chiuso quasi rigido per non dire algido. Forse specchio di quell’annata considerata ed archiviata da tutti, un pò frettolosomante, memorabile ma da alcuni – magister docet – promossa con qualche riserva. In questa bottiglia di mater
ia interessante ce n’è, eccome. Manca, al momento (?), quell’articolazione necessaria ad attrarre su di se vera, sincera, attenzione mettendo quasi a disagio e tenendo ad una certa distanza chi lo beve.

 

NSG Aux Thoery 2008 Sylvain Cathiard

(Voto 90+/100. E’ sceso in campo chiamato a sostituire una sfortunata boccia di Chambertin Grand Cru di Rossignol Trapet – che gran cul, starete pensando… – con problemi di tappo e probabilmente, non solo. Nonostante la differenza di blasone non si è fatto, però, cogliere impreparato infilando una prestazione d’altissimo livello. Rigoroso, profondo e lungo, i vini di Cathiard non finiranno ma di sorprendermi, così positivamente intendo, quindi non meravigliatevi se il punteggio potrà apparire eccessivo in relazione al cru!)

 

 

Grange de Peres 1997

(Vino oltremodo evoluto al quale trovo difficoltà a dare una valutazione soprattutto perchè troppo fuori contesto… Non ha perso il suo carattere nobile ed aristocratico e si fa bere ancora con una certa soddisfazione ma siamo ormai al crepuscolo della sua parabola evolutiva. Meritava, probabilmente, altra piazza ed altra occasione per essere, semmai, apprezzato in perfetta solitudine.

 

Amarone della Valpolicella Classico 1998 Quintarelli

(Anche in questo caso preferisco sospendere ogni valutazione. Vino materico per eccellenza che in quest’annata soffre secondo me eccessi di alcol, a quota 16.5 –  e dolcezza tali da renderne più opportuna una collocazione a tavola completamente diversa. Da meditazione. Molto diverso dallo stile elegante e sobrio cui ci ha abituati questo ottimo produttore in altri millesimi.)

 

Brunello di Montalcino 2004 Soldera.

(Voto: 93-94+/100. Standing ovation! Naso reticente all’inzio si apre, lentamente, su note delicatamente floreali, spiccatamente minerali e dolcemente fruttate. Un caledoscopio  di inafferrabile cangevolezza, in continuo luminoso divenire. In bocca, poi, che roba è ?! Succoso, turgido, croccante, saporito e lunghissimo. Interminabile. Vale ogni euro speso, fino quasi a giustificare persino l’ignobile ‘balzello’ 2003…).

 

 

Chambolle Musigny 2008 Roumier

(Voto 86-88/100. Soffre tremendamente ed ingiustamente l’accostamento a Soldera 2004. Ma la moglie di Lucio voleva lo Chambolle e Lucio, invece, il Soldera. La galanteria imponeva che dovessi accontentare, innanzitutto, la consorte. Ma è a questo punto che mi accorgo, forse, di star davvero esagerando e che la situazione mi sta sfuggendo di mano…)

 

Mi rifugio in corner facendo uscire a tavola i dolci… per accompagnarli sparo le ultime cartucce… 

 

Malvasia di Bosa 2000 Columbu

 

Wehlener Sonnenhur Auslese 1999 Jos.Jos. Prum

 

A questo punto, prendo tempo, e ripiego su un supplemento di bolle,… a grande richiesta!

 

Champagne Grand Cru Cuvée Prestige Etienne Lefleive

 

Champagne Concordance ‘Marie Courtin’

 

Ore 2.00 am di Venerdì 20 Aprile 2012. Di lì a un’ora mentre continuavamo a sorseggiare le nostre bollicine e a discutere amabilmente, c’è stata la resa, totale ed incondizionata. 

‘Lucio cosa vuoi che ti stappi ?’… ‘Lucio, stappiamo ancora qualcosa?’… ‘Quello che vuoi , dai ?’… ‘Ricominciamo dai bianchi oppure un altro rosso?’.

‘No,…’ ‘No,..’ ed ancora ‘No, …’

Il momento del congedo è arrivato.

Alla prossima!

 

 

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