L’Oeuvre de Perraud Mâcon Villages 2008

 

Non so perchè ma già mi sto immaginando la faccia del Magister che storce il naso, sorride e starà pensando ‘il solito Fabietto, ma dove li va a pescare…’ Magister sa benissimo, però, allo stesso modo, che se mi posso permettere di comprare certi vini, per di più a certi prezzi così vantaggiosi, lo devo solo ed esclusivamente alla sua preziosa amicizia (i comuni mortali quelle stesse etichette le pagano cifre considerevoli ma prima le devono trovare causa l’esigua disponibilità). Per il resto mi devo ‘arrangiare’ ed accontentare di quelle prese che mi si presentano durante le mie scappatelle (lavorative sia ben chiaro) in terra d’Oltralpe. E non di rado incappando in qualche inevitabile ‘sola’. Ma questo rosso, che considerato il prezzo una vera e propria sola non sarebbe mai potuto essere, è stato per me una scoperta così assolutamente piacevole che ci tenevo a condividerla con tutti Voi. Il Domaine, situato nella parte più meridionale della Borgogna (a due passi dalla celebre, dal punto di vista storico e geologico, meno probabilmente per il vino, Roche de Solutrè) , si è ritagliato nel giro di breve tempo una certa fama per i suoi bianchi (nonostante l’infelice, dal punto di vista squisitamente climatico, millesimo d’esordio 2006, dopo la decisione maturata dal giovane Jean-Christophe Perraud di non conferire più le uve della proprietà di famiglia  alla locale cooperativa)  ed in particolare il suo Aligotè. Io che invece sono sempre alla ricerca di qualche soluzione a buon mercato per bere del buon Pinot Noir borgognone (o pseudo tale) a prezzi accessibili ho voluto provare questa bottiglia offerta sugli scaffali dell’ Avant Gout Cote Cellier condotta dall’amico Pascal Gesret (vorrei ricordare, per chi è la prima volta che mi sente parlarne, è stato tra i primi a mettere a scaffale enfant prodige del calibro di Cecile Tremblay, ‘rimossa’ con la stessa velocità all’aumentare vertiginoso e sproporzionato del listino, mentre ancora oggi troviamo i vini di Fanny Sabre, Nicolas Rossignol, Emile Geantet e Roblet-Monnot).

 

 

 

 

Diciamoci subito che 11 euro e 50 sono davvero pochi se teniamo conto anche del fatto che stiamo parlando del prezzo pieno a scaffale di un’enoteca più o meno al centro di Parigi che fa, tra l’altro, da cantina ad uno dei ristoranti più celebrati della città. Deduco, pertanto, che alla fonte, questo vino debba costare una cifra assolutamente onesta. La 2008 non è stata probabilmente tra le annate più memorabili per i rossi borgognoni continuando a suscitare, ancora oggi, tra molti appassionati un acceso dibattitto sulla sua effettiva qualità e più di qualche perplessità. Non ho idea di quanto il Macon possa fare eccezione (in positivo o, addirittura, in negativo). So che questo rosso abbisogna di essere servito fresco di frigo per poi raggiungere la sua temperatura ottimale sulla tavola approffittando dello stesso intervallo di tempo necessario per la necessaria ossigenazione. Le note iniziali di ridotto possono, infatti, respingere, inizialmente, qualche naso più ‘educato’. Il frutto è bello maturo (quasi al limite ma ancora perfettamente integro), succoso, goloso, con interessanti sfumature speziate ed un’inaspettata quanto delicata verve minerale (grafite). In bocca regala il meglio di sè con i suoi misurati 12.5% di alcol, la sua dirompente freschezza, la sua scorrevole semplicità (da non leggere o confondere con diluizione) ed una beva agile, trascinante, coinvolgente ed appagante quando si confronta con il cibo. Insomma una bottiglia che ricomprerò sicuramente sperando di poterla testare anche in altri millesimi, Pascal permettendo…

 

 

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