Azzerare per uscire dal pantano paralizzante del già fatto…

 

Premessa necessaria: le classifiche, in senso assoluto, servono a poco. Appiattiscono differenze e peculiarità  in nome di criteri uniformanti. Obliterano varietà e contrasti. Purismo e neobarocco, ad esempio, non possono essere valutati nello stesso modo: o meglio, lo si deve fare, tenendo però presente che ciascuna di queste visioni ha un senso e una coerenza interni al proprio mondo di riferimento, e che dunque, una non è , più giusta o più valida dell’altra. Stilare classifiche è attività particolarmente difficile oggi che […] la maggior parte dei linguaggi creativi vive un’eccitatante stato di frammentazione. Farlo significa disegnare un percorso.  La classifica è frutto di un punto di vista: esige rigore,coerenza e la consapevolezza, al fondo, che infiniti altri percorsi e classifiche sono possibili, non meno rilevanti.

 

Parafrasando…

 

Ci sono in giro tante etichette valide ma sono pochissime quelle che riescono, davvero, a raggiungere nel liquido in bottiglia la sintesi perfetta di territorio e vitigno attraverso un’interpretazione che sia davvero unica, originale, diversa ed irripetibile. Che non sia uno stanco e monotono deja vù, anonima rielaborazione, copia superficiale.  Essere, in questo senso, intransigentemente non-nostalgici. Una rilettura della memoria  – percettiva dei luoghi e della storia – con determinazione modernista ed impeto visionario.

Si potrebbe tradurre: una coscienza scientifica che sia, finalmente!, al servizio della naturalità.

 

 

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