Un’inno alla vita… sana: ‘Eat, Drink and Be healthy’ by Walter C. Willet

 

 

Qualche post fa avevo segnalato questo libro ed a distanza di alcune settimane di intensa lettura torno convinto a parlarne perchè mi sta letteralmente cambiando la vita (vabbuò chi mi conosce sa benissimo quanto mi piaccia ‘esagerare’..). Dico ‘mi sta cambiando’ e non ‘mi ha cambiato’ perchè questo è uno di quei testi che non puoi leggerlo tutto d’un fiato (cosa che vi posso assicurare non riuscirebbe difficile a molti che come me sono appassionati all’argomento) e, poi, riporlo nel cassetto (semmai riscoprendolo all’occorrenza). Perchè è un libro che va metabolizzato (visto l’argomento trattato mai termine fu più azzeccato) letto con diligenza, di nuovo riletto con scrupolo e severità, approfondito scavando nei meandri , fatto interagire con altri testi italiani e stranieri che abbiano fondamento più o meno scientifico poco importa (anche nel caso non ne avessero, vogliamo davvero lasciare la porta e la mente aperta ad ogni possibile teoria o percorso, concedere una possibilità al famoso ‘tutto e il contrario di tutto’). Va bene così. Ma il punto sul quale vorrei portare la vostra attenzione è un altro. Come cazzo è possibile che questa pubblicazione della Harvard University Medical School (non proprio l’ultima istituzione scolastica del pianeta, direi) non sia stato ancora tradotta in italiano. Un tentativo era stato promosso da una casa editrice italiana ma alla mia telefonata di chiarimenti mi è stato risposto che, ad oggi, il progetto risulta essere stato accantonato. A pensar male si fa peccato … Ma, se di oscurantismo vogliamo parlare di questo sarebbe dovuto essere vittima (come in parte Willett è stato) negli Stati Uniti e non di certo da noi. In questo libro c’è un elogio ragionato(!) della dieta mediterranea (e non solo, dal momento che  giudica con la stessa necessaria obiettività valutandole positivamente anche altre diete praticate nel mondo, tenuto presente le differenze importanti esistenti, in quell’asiatica in particolare)  ed un attacco altrettanto forte, e puntuale nelle sue argomentazioni, alla piramide alimentare promossa in questi ultimi anni dal Governo degli Stati Uniti. Una critica feroce sia alla sua prima originale versione che quella successivamente modificata ed apparentemente (ma solo apparentemente) migliorata diffusa più di recente. Linee guida che Willett smonta pezzo per pezzo dimostrando la liceità ad avere più di qualche sospetto sul come le autorità sanitarie siano giunte alla loro compilazione e sull’ingerenza delle potenti lobby che operano sul mercato statunitense: in primis quelle dell’industria alimentare e della ristorazione ‘fast’ ma non di meno quelle di agricoltori ed allevatori (sì, avete letto bene, quelle associazioni di categoria i cui interessi, nel nostro fuorviante immaginario bucolico del piccolo è bello, siamo da sempre portati a promuovere e proteggere – il vignaiolo, il contadino, il pastore sono ormai riconosciuti universalmente paladini del terzo millennio – ma che quando si guarda ai numeri complessivi del settore rappresentano cifre spavontosamente importanti oggetto inevitabile di speculazione da parte dei grossi gruppi multinazionali).

 

 

A questo punto non mi resta che invitarvi a procuravi il testo in questione e se non parlate l’inglese farvelo tradurre oppure che sia la volta buona che vi mettiate a studiarlo. Non vi aspettate da me che cada nel tranello di un improbabile sintesi o che ceda alla tentazione ed estrapoli gli spunti più interessanti (in realtà infiniti). No. Il libro va letto nella sua interezza, con calma, ed approfondto pagina per pagina confrontando le tesi di Willett con quelle di suoi pari (ma come scritto sopra anche non, diamo uno chance a tutti !!!)  fiancheggiatori e detrattori. Per arrivare alle VOSTRE conclusioni che se non potranno essere definitive avranno avuto almeno il merito di farvi aprire gli occhi.

 

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