Uno scambio di opinioni sul ‘linguaggio’ del vino…

 

Sono anni che mi astengo o almeno ci provo dal commentare articoli o post sul web ma ogni tanto si offre qualche spunto interessante e non riesco porprio a trattanermi. Così l’altro giorno dopo aver letto il post di Antonio Di Spirito sul blog Esalazioni Etiliche del sito Lavinium.

 

Perdonami Antonio non conosco il vino in questione (il Vigna di Capestrano 2010, trebbiano d’Abruzzo, di Valle Reale) e farei dunque prudentemente e saggiamente bene ad astenermi ma penso che quanto tu scrivi ancorchè condivisible per molti aspetti nello specifico non lo sia. Il riferimento a descrittori astrusi ed improbabili è sempre da deprecare (le eccezioni sono rare e di solito limitate a poche penne competenti ed ispirate). Ma ‘tostato’ è un’altra storia e secondo me confondere le due questioni (terminologia fantasiosa ed uso improprio di un descrittore) è fuorviante. Fermiamoci al ‘tostato’ che tu contesti. Secondo me il termine ‘tostato’ può trarre in inganno perchè lascia pensare alla tostatura e dunque all’affinamento in legno. Ma, per la mia modesta esperienza, è una nota che ritrovo spesso in bianchi che non hanno visto legno e soprattuto l’ho riscontrato  più volte proprio nel trebbiano abruzzese (non in tutti sia ben chiaro ed in alcuni casi mi è stato risposto che probabilmente possa imputarsi ad alcuni cloni particolari, cosa difficile da verificare). Adesso possiamo stare qui a discutere ore (senza venirne a capo) se la nota sia tipica o meno del vitigno ma che utilizzare l’aggettivo tostato per descrivere un bianco non passato in legno sia questo grave errore proprio non mi pare il caso. Come stesso scrivi tu la frutta secca è molto spesso tostata prima di essere consumata ed è quella secondo me la sensazione olfattiva di riferimento quando s’incappa nel mezzo passo falso (ti faccio questa concessione) di parlare di tostato. Infine, e chiudo, perchè quello che dice Moio dovrebbe confermare le tue tesi e non lasciare, piuttosto, la porta aperta ad altri vitigni e territori dove non possano verificarsi stesse condizioni pedoclimatiche favorevoli a dei bianchi ‘tostati naturali’ ?!
Se Moio dice ‘NON CERTO in Italia’ penso che ecceda di presunzione perchè nonostante non dubito abbia tutti i titoli per fare un’affermazione del genere la trovo troppo imperativa, drastica, dogmatica. Le interazioni tra vitigno (senza dimenticare che ci sono i diversi cloni di uno stesso vitigno) territorio ed uomo sono praticamente infinite. Escludere un replicabilità di condizioni mi sembra davvero esagerato!
Con questa provocazione levo il disturbo e ti saluto cordialamente.
Fabio C.

 

P.s.

Seguendo il link al post potrete leggere per intero sia lo scritto  di Antonio Di Spirito sia i commenti miei, suoi e di altri che ad esso sono seguiti.

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