STELLA MAIURI (MERLOT) MUSTILLI

 

Non cercate questa bottiglia. Ne sono state prodotte circa 1500. Ed almeno che non ne troviate qualche ‘rimanenza’ sugli scaffali di un’enoteca o nella carta dei vini di un ristorante penso sia davvero difficile riuscirne a venire in possesso. Forse chissà tra i miei lettori qualcuno ne ha una bottiglia dimenticata nella sua cantina oppure chisssà se i Mustilli ne hanno conservate in azienda. Da bravo giornalista (che non sono) avrei dovuto probabilmente chiamare Paola o Anna Chiara (scomodare l’ingegnere non mi pare il caso) per farmi raccontare qualcosina in più su questa etichetta, almeno sulla sua genesi e maggiori dettagli tecnici sulla vinificazione. Ma preferisco brancolare nel buio e sbizzarrirmi nelle più improbabili ipotesi. Non so, dunque, se si sia trattato di un semplice divertissment, di una sfida o di un tentativo di andare incontro alle esigenze di mercato. Non possiamo negare che in Campania la moda dei supervini, d’ispirazione bordolese, abbia datto i suoi frutti. Risultati impensabili, forse, dal punto di vista commerciale se si pensa che, ancora oggi, al vertice della produzione enologica regionale sono in molti a continuare ad indicare due etichette come il Montevetrano ed il Terra di Lavoro (sì lo so quest’ultimo è un blend di aglianico e piedirosso ma l’espressione organolettica nel bicchiere dice tutt’altro).  Proprio di recente mi è capitato di parlare con amici (uno che con il vino, indirettamente, ci lavora perchè la moglie gestisce una società che si occupa di yacht-catering, l’altro un appassionato cui piace bere bene) che identificano, il primo nel Montevetrano, il secondo nel Terra di Lavoro, i vini top regionali.

 De gustibus.

 

 

Certo è che il merlot di Mustilli nonostante sia stato una cometa, poco più d’una apparizione senza seguito, non soffre il confronto e non sfigurerebbe al fianco degli altri  due super campani. Tra l’altro non so quanto costasse una bottiglia (la mia mi era stata regalata in occasione di una mia visita in cantina) ma dubito che arrivasse solo a sfiorare le cifre che spuntano il Colli di Salerno di Silvia Imparato e il Roccamonfina di Fontana Galardi (40 euro circa). Di Merlot in purezza in Campania ad eccezione del Patrimo di Feudi (altro vini sopravvalutatissimo, se non ricordo male viaggiava non molto lontano dagli 80 euro a boccia !!!) non se ne sono mai visti. Nel caso del Patrimo addirittura, ai tempi delle prime annate di produzione, non figurava neanche tra i vitigni autorizzati (quindi utilizzabile solo per i vini da tavola e, quindi, vietato per gli IGT) in regione (ricordate la querelle del Franco Tiratore ?!). Quello di Mustilli fu prodotto, in effetti, come vino da tavola. Adesso, sono sicuro che vi starete chiedendo come è stò vino?! In centesimi lo piazzerei tra gli 80 e gli 85 punti, se dovessi sintetizzare con un giudizio ‘scolastico’ direi ‘buono’. Niente di speciale sia, però, ben inteso. La nota sicuramente positiva è rappresentata dalla capacità di tenere testa al trascorrere del tempo: il colore ed i profumi appaioni evoluti ma con un certo garbo, il vino ha iniziato la sua parabola discendente ma ha ancora qualche anno di ulteriore dignitosa vita davanti a se. Il colore tende al granato, il naso sa di frutta rossa matura, prugna e ciliegia, nonostante il permanere della striatura vegetale tipica del vitigno. Un piacevole corredo speziato con accenni di sottobosco e funghi ne arricchisce il bagaglio olfattivo. Al palato ha perso di freschezza e dinamismo ma senza cedere fino in fondo. Compensa il calo di tensione con il tratto sapido ed un tannino morbido ma ben definito. Il finale sa di cioccolato. Chiude discretamente lungo non particolarmente persistente. Ha accompagnato degnamente un piatto semplice a base di pollo e patate.

 

 

AMEN!

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