‘Troppo insensibili ai diritti degli altri’

All’indignazione è subentrata la stanchezza per risultati che sembrano lontani

 

IT’S ALL ABOUT LOVE (2003)

 

 

Ma davvero, qual è esattamente il meccanismo emotivo e mentale per cui la carneficina in Siria non suscita tra di noi la benché minima protesta, un soprassalto sia pur flebile di raccapriccio per gli oltre settantamila civili massacrati da un regime sanguinario come quello di Assad? C’è qualche altra spiegazione che non sia la malafede, l’ipocrisia, il doppio standard?Nel mondo «occidentale», con tutte le approssimazioni che questo concetto oramai assume, si assiste a un regresso pauroso di attenzione per i diritti fondamentali violati, per l’orrore di operatori umanitari trucidati in Pakistan perché accusati dagli jihadisti di diffondere con le vaccinazioni i germi della distruzione culturale dell’integrità islamica, per la mattanza di cristiani uccisi solo perché cristiani, per le donne che vengono perseguitate, discriminate, uccise in ragione della loro costitutiva «inferiorità» che in Tunisia i fondamentalisti volevano addirittura sancire in un testo costituzionale. Siamo diventati sensibilissimi per i «nostri» diritti, ma siamo totalmente indifferenti ai diritti negati «altrove». Vogliamo il riconoscimento dei diritti pieni e sacrosanti dei gay, ma facciamo finta di niente se i gay palestinesi devono scappare da Gaza per non essere linciati e chiedere rifugio nella nemica Israele. Leggiamo i bollettini degli orrori nel mondo con minor partecipazione della lettura dei bollettini meteo. Le donne vengono seviziate, le minoranze religiose sono perseguitate, le bombe di Assad sono sganciate sui bambini di Aleppo, gli oppositori politici sono assassinati in Tunisia? E chi se ne importa. Ma perché?Non è solo malafede, ipocrisia, doppio standard. È stanchezza. Delusione. Il cinismo ha ripreso il sopravvento. La dottrina bushiana dell’«esportazione della democrazia» sulla punta delle baionette sarà stata pure velleitaria, condotta dissennatamente (come dicono i suoi detrattori), ma almeno aveva il pregio di mantenere acceso un barlume di attenzione verso le violazioni intollerabili dei diritti fondamentali. Oggi l’Onu, ente inutile per eccellenza, procede indisturbata sulla diplomazia del silenzio e dell’omertà. L’opinione pubblica americana ed europea si sente sempre meno bersaglio della «guerra santa» che oggi ci appare materia di splendidi film come Zero Dark Thirty della Kathryn Bigelow, ma non più come allarme esistenziale angoscioso, pericolo concreto, minaccia incombente. E dunque, perché indignarsi se poi non si sa nemmeno come va a finire. Perché dover ricordare gli orrori del regime di un tiranno pagliaccio come Gheddafi se i «nuovi» sembrano pericolosi come lui? E quindi ecco l’indifferenza, il gelo, la disattenzione, la sciatteria con cui si assiste a stragi di civili come quelle della Siria. Perché dovremmo perdere tempo con loro? Perché dovremmo difendere le donne vessate dai fanatici religiosi se possiamo fare tante battaglie cool e alla moda contro le pubblicità che denudano le donne d’Occidente? Se non ora, mai.

PIERLUIGI BATTISTA

 

DAL CORRIERE DELLA SERA 25/2/2013

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