VINI DELLE MARCHE: dell’improbabile Pinot Nero …

 

Quando ti ritrovi in un ‘enoteca assortita come poche e di fronte una ragazza che oltre ad essere bella si dimostra anche decisamente competente diventa piuttosto facile farsi convincere a comprare anche quello che probabilmente fino a qualche istante prima non sapevi neanche che esistesse (o potesse esistere): un pinot nero marchigiano…

 

 

 

Per di più sulla scorta di un consiglio a saperlo aspettare sulla distanza ne prendo non una ma due annate, una più vecchia, proprio per verificare come evolve nel tempo…

 

 

Adesso so già cosa starete pensando… Che me la sono andata a cercare o, a voler essere meno caustici e benevolenti, un invito a contestualizzare meglio il mio giudizio. Nel senso di che cosa mi potevo e mi sarei dovuto aspettare da un pinot nero del pesarese… In effetti che questo sia il miglior pinot nero marchigiano non stento a crederci (e del resto è quello che più o meno ricordo m’avesse detto l’affascinante ragazza in enoteca…) e del resto non ne ho provati altri. Ma basta uscire fuori regione (anche solo mentalmente) per rendersi subito immediatamente conto dello scellerato ed incauto acquisto! Una ventina di euro a boccia non sono, infatti, poca cosa. Il problema principale riscontrato su entrambe le annate è stato soprattutto l’alcol. Ci sono vini che viaggiano ben oltre i 14 gradi trovando un’armonia ed un equilibrio propri ma non è questo il caso. L’alcol sovrasta e comprime, peggio deprime, il quadro olfattivo (pur dotato, lo devo riconoscere, di una sua complessità e aderenza varietale). L’alcol è insistente, punge ed a tratti risulta davvero fastidioso (in questo senso mi ha ricordato più alcuni assaggi d’etichette blasonate di Pinot Nero dell’Oregon). Tutto quello di buono ed apprezzabile questo rosso può offrire viene così sbalzato in secondo piano, sullo sfondo più a lasciar rimpiangere quello che sarebbe potuto essere che quello che purtroppo è. Un tentativo tanto ambizioso quanto poco riuscito.

 

 

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