Butte Aux Cailles: il Pinot Nero a tavola.

 

Pinot Noir à la Carte…

 

Non c’è bistrot parigino che si rispetti che non abbia in carta, seppur minima e ridotta all’osso, una o più etichette rappresentative delle principali zone vitivinicole della Francia. Per intenderci se ha deciso di avere anche solo una cinquina di bianchi ed una di rossi (a parte uno Champagne, anche questo obbligatoriamente omnipresente) state sicuri che non mancherà, mai, almeno, una boccia proveniente da Bordeux, Loira, Languedoc , Bourgogne e Rodano. Molto spesso si tratta di locali in cui si mangia con 20/25 euro se ci si affida ad una delle ‘formules’ proposte (tipo entree+plat / plat+dessert oppure entree+plat+dessert). Capirete che quindi una bottiglia di Borgogna non potrà arrivare a costare  più di una quarantina di euro. Vi potranno sembrare tanti ma se considerate i ricarichi parigini ed il fatto che le bottiglie arrivano al locale, solitamente, tramite la mediazione di un distributore stiamo parlando di bottiglie che probabilmente hanno un costo franco cantina intorno ai 10 euro. La sproporzione è evidente, scegliere di bere Borgogna diventa molto più che un azzardo. La sola (eufemismo…) è dietro l’angolo ! Quest’anno mi sono capitate tre bottiglie molto diverse : un Marange Vielles Vignes 2011 di T&P Martrot, lo Chorey Le Beune 2010 di Drohuin, il Bourgogne Village di tale Guy Amiot et Fils. Per la cronaca solo l’ultimo non ha superato pienamente la prova per una nota insistentemente amara che comunque non ci ha impedito (in due) di finire la bottiglia. Sorprendentemente piacevole e preciso il Marange Vecchie Vigne, più austero ed ingessato quello di Drohuin.

 

 

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