BORGOGNA 2011: in attesa dei primi imminenti assaggi in bottiglia…

 

 

 

Proprio in questi giorni ho avuto modo di stappare le prime 2011 (vedi sotto) anche se qualcosina, in realtà, l’avevo bevuta già nei mesi scorsi di ritorno dalla mia ultima trasferta parigina di settembre. Ma è, solo, nei prossimi giorni e settimane che avrò modo ed occasione di confrontarmi, finalmente, con quelle etichette che considero riferimento imprescindibile. Penso sia, pertanto, venuto il momento di fare un riepilogo riassumendo, in sintesi, gli aspetti salienti che hanno caratterizzato quest’annata e, di conseguenza, cosa aspettarsi dai vini. Farò riferimento alle fonti (francesi e non) che ritengo più attendibili. Tutti, o quasi, concordano che il millesimo 2011 è stato molto complicato da gestire ed, alla fine, è stata, per lo stesso motivo, una di quelle annate in cui la gerarchia dei valori in campo ha fatto e farà la differenza. La classificazione dei terroir rimane, sempre, in questo senso, più che mai la miglior bussola per orientarsi.  Nonostante siano, ormai, passati diversi secoli il buon senso suggerisce che non sia ancora giunto il momento di mettere in discussione la bontà del lavoro svolto dai monaci cistercensi confermandone la solidità e la validità attuali. Messaggio chiaramente rivolto a quei produttori che, con insistenza, vorrebbero estendere la superficie dei ‘climat’ più prestigiosi. Ma torniamo all’andamento climatico che possiamo condensare in tre momenti chiave: troppo secco (giugno), troppo piovoso (luglio), troppo caldo (agosto).  Germogliamento e fioritura tra aprile e maggio sono state accompagnate da notti fredde che hanno favorito il ‘millerandange’ (acinellatura) tanto caro al pinot nero. Il clima secco di giugno ha permesso, invece, di superare le successive piogge di luglio (mentre di solito la Borgogna preferisce riceverle a giugno). Sfortunatamente non si è trattato di sola pioggia, in alcune zone vere e proprie tempeste hanno compromesso irrimediabilmente lo stato delle uve (in particolare a Rully e in Cote Chalonnaise). Il caldo di agosto, infine, si è rivelato particolarmente intenso proprio a fine ciclo vegetativo giusto prima della raccolta. La gestione delle vigne ha determinato, alla luce di tanta complessità, la differenza di risultati. I vigneron che hanno lavorato con precisione ed attenzione ma, soprattutto, rispetto di fronte a queste particolari, contingenti, criticità hanno superato senza grossi patemi le difficoltà. Si parla di vini, sicuramente, non enormi dal punto di vista della struttura ma dal frutto maturo e succoso, sottolineato dalla finezza dei tannini. Vini dotati, al contempo, di golosità e fascino.  Adesso staremo a vedere alla prova nel bicchiere!

 

 

GEVREY-CHAMBERTIN 2011 DROUHIN-LAROZE

 

 

 

MOREY SAINT-DENIS 2011 DUJAC

 

 

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