GIUSEPPE RINALDI

 

 

 

Nell’attesa di riuscire a procurarmi qualche bottiglia dei suoi Barolo – davvero introvabili ma allo stesso tempo facilmente comprensibile alla luce dei prezzi decisamente onesti ai quali sono, mediamente, offerti a scaffale (a questo proposito sono rimasto colpito dall’assenza di una vera e propria speculazione che mi aspettavo dover fronteggiare…) mi sono accontentato di bermi e di godere dei suoi petit vins Dolcetto e Barbera d’Alba 2012. Due vini di interminabile piacevolezza ed estrema corrispondenza sia varietale che territoriale. Rossi dall’identità precisa, netta, che profumano inconfondibilmente di Langa, in cui la mano del produttore è più che mai solo uno strumento  al servizio del terroir per trasportarne in bottiglia umori e sensazioni. Sapori d’altri tempi che sanno allo stesso tempo essere moderni nell’appoccio rigoroso di una vinificazione attenta ed esperta . Una pulizia olfattiva giocata su un frutto succoso ed avvolgente nel Dolcetto ma che rivela una chiave interpretativa più ruvida e terrosa di matrice floreale sul Barbera.  Vini che si bevono a tavola con  disinvoltura perchè hanno il dono di innamorarsi del cibo, di rendersi accessibili nella loro semplicità senza correre il rischio di risultare mai banali.

 

 

 

 

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