CAN YOU NAME THAT SMELL ? ( I nomi degli odori)

 

 

Karl Gruber, Science, Stati Uniti

Come spiegare che profumo ha la cannella? Nella maggior parte delle lingue non ci sono parole precise e condivise per descrivere gli odori. Ma alcune tribù fanno eccezione.

Se si chiede a un gruppo  di persone di che colore é un foglio di carta oppure una nuvola o un bicchiere di  latte, ci sono buone probabilità che tutte rispondano ”bianco”. Se allo stesso gruppo si chiede invece qual e l’odore della cannella, ciascuno risponderà a modo suo con aggettivi come ‘speziato”, ”affumicato”, ”dolce” o magari tutti e tre. Quando si tratta di dare un nome a un odore, infatti, si fatica a trovare termini sintetici  e universali. Molti scienziati, anzi, hanno sempre pensato che si tratti di un’abilità al di fuori della nostra portata. Un nuovo studio, pero, rivela che gli abitanti di una remota penisola del sudest asiatico sono capaci di descrivere gli odori con la stessa facilità con cui noi indichiamo i colori. Lo studio riguarda gli jahai, una popolazione di cacciatori-raccoglitori nomadi che vive nelle foreste dei monti al confine tra Malesia e Thailandia.

Per questa società gli odori sono importantissimi. Per esempio sono nominati quando si parla di malattie o di salute. E una delle poche culture che ha parole dedicate esclusivamente agli odori. ”ll termine pplus descrive l’odore delle vecchie capanne, del cibo stantio e del cavolo”, spiega Asifa Majid, psicologa del Centro di studi linguistici dell’università, di Radboud di Nijmegen, nei Paesi Bassi. Secondo lei, gli jahai sarebbero in grado di distinguere le proprietà elementari degli odori, proprio come noi sappiamo distinguere il colere bianco del latte. Per scoprire se sono davvero piu bravi di noi a definire gli odori, Majid e i suoi colleghi hanno chiesto a persone madrelingua jahai o inglese di descrivere 12 odori diversi: cannella, acquaragia, limone, fumo, cioccolato, rosa, diluente per vernice, banana, ananas, benzina, sapone e cipolla. Sul numero di febbraio di Cognition l’équipe riferisce che gli jahai ci sono riusciti con facilità e in modo uniforme, mentre gli anglofoni hanno faticato non poco.

Vivere nella foresta

Gli jahai, per esempio, concordavano sul fatto che l’odore della cannella é cnes, la stessa parola che usano per l’odore di aglio, cipolla, caffe, cioccolato e cocco. Questo sembra indicare che siano in grado di individuare alcune proprietà comuni agli odori di questi alimenti. Al contrario, racconta Majid, ”le descrizioni degli anglofoni sono state cinque volte più lunghe e quasi ogni partecipante ha usato una parola diversa dagli altri. Non c’é accordo su come descrivere gli odori e spesso le definizioni sono contraddittorie”. Inoltre, nel descrivere gli odori, spesso madrelingua inglese si sono riferiti all’oggetto di origine: il limone, per esempio, e ‘limonoso’. Gli jahai, invece, avevano a disposizione parole precise. Questa differenza potrebbe dipendere dall’importanza degli odori nella loro vita quotidiana, suggerisce Douglas Medin, psicologo della Northwestern university di Evanston, nell’Illinois, ed esperto di cognizione e apprendimento nelle culture indigene. In una foresta fitta tutti i tronchi si somigliano e non é sempre facile identificare un albero dal suo aspetto, dice Medin. Dopo un forte acquazzone, pei, gli odori risaltano di piu e si impara a riconoscerli si potranno facilmente distinguere escrementi di scimmia, foglie in decomposizione e fiori inoltre, disporre di un nome condiviso per un odore in grado di attirare una tigre può salvare vite umane. E’ anche possibile che gli jahai siano diversi da noi: i geni che codificano i recettori olfattivi mostrano molte variazioni non solo tra le popolazioni, ma anche tra un individuo e l’altro. Forse gli jahai hanno sviluppato piu recettori, o una maggiore varietà. Probabilmente come gli tsimané della foresta boliviana, che sono risultati più sensibili dei tedeschi agli odori. ”Finché non avremo compiuto studi simili su molte altre culture, non potremo rispondere a tutte le domande”, dice Nicholas Evans, psicologo e biologo specializzato in differenze delle strutture linguistiche dell’Australian national university di Canberra. ”Questo studio, pero, é servito a gettare le basi”

 

 

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