BORGOGNA BIANCA: spesso sopravvalutata ed altrettanto spesso poco affidabile…

 

 

 

 

Fatta eccezione per l’enclave di Chablis (che anche geograficamente, e non solo per stile e caratteristiche dei vini, si distingue nettamente dai bianchi borgognoni in senso stretto) dove si riesce, ancora, a bere molto bene pagando il giusto e, talvolta (sempre più raramente ahimè), anche spuntare qualche buon affare, ho sempre avuto un rapporto piuttosto difficile (eufemismo) con gli altri bianchi, della Cote in particolare (mentre più a sud, nel Maconnais, è possibile scovare qualche chicca interessante). I prezzi sono sempre alti anche quando si parla di semplici Bourgogne Blanc, diventando insopportabilmente presuntuosi ed arroganti quando si inizia a parlare di premier cru e grand cru. Gli unici due vini per i quali mi entusiasmo, volentieri, sono il Corton-Charlemagne di Bonneau du Martray (che compro solo quando mi viene offerta la possibilità di un prezzo accessibile) ed il 1er Cru Les Perrieres di Coche Dury (inarrivabile in grandezza ma che non compro perchè i prezzi sono proibitivi e bevo solo quando mi ritrovo in buona compagnia e si decide di dividerne il costo di una boccia tra amici). Ciò detto ho sempre avuto esperienze deprimenti anche quando frenatomi nello slancio da stappo precoce, che mi tormenta, ho voluto seguire il consiglio di chi più esperto e navigato di me mi consigliava di aspettare un pò di anni. Ho così aspettato quasi dieci anni per riassaggiare, di recente, alcune bottiglie che appena comprate mi avevano detto poco o nulla, anzi per dirla tutta non mi erano per nulla piaciute. Risultato ?! Conferma di quelle sensazioni negative, sotto tutti i punti di vista: emozioni, coinvolgimento, evoluzione… Zero, zero, zero!

 

 

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