‘E poi le emozioni non sono francobolli, non si archiviano, non si collezionano.’

 
 
 
 
…affanculo i tannini, gli antociani, il Guyot speronato, le marne mioceniche, affanculo anche il cinque per cento di Syrah o di Mourvedre. Non voglio sapere niente, penso di sapere già troppo, avrei dovuto fermarmi prima, alle degustazioni. C’è la salvia sclarea, la senti ? Difficile, non l’ho mai vista in natura. L’ananas, quello sì. Il cuoio di russia vale la salvia sclarea, la pipì di gatto è più familiare, piccoli frutti rossi ormai li sentono anche gli astemi, ma in quegli assaggi ancora mi ritrovavo…
 
 …affanculo il batonnage, il salasso, il remuage, la malolattica, il microclima e la Botryitis,. Indietro non si torna, dite? Ma avanti non voglio più andare. Mi fermo. Mi siedo sulla riva del fiume non voglio altre informazioni, ne ho gia’ troppe. Niente più degustazioni cieche, preferisco sorde. Non sentire gli altri isolarmi nel mio bicchiere-nido. Ho visto lunghe discussioni sul rovere (Allier o Slavonia, e comunque dove cazzo è la Slavonia) ma anche sulle presunte percentuali: qui c’è un’idea di Refosco. O sarà Tazzelenghe  Ma scherziamo davvero ?  A queste penose esibizioni spesso non manca il produttore, che cortesemente risponde. Come andare da Picasso e chiedere. scusa Pablo (o scusi Maestro) in Guernica c’è più giallo ocra o giallo cadmio ?…
 
 Affanculo già che ci siamo il cappello sommerso, i sapori terziari, la coltivazione ad alberello, il restyling dell’etichetta e l’attenzione al packaging. Non se ne può più, non nego il piacere della conoscenza ma preferisco la conoscenza del sapere…
 
 Affanculo la poltiglia boldorese, le grave sassose, l’affinamento, il ripasso, la vetroresina, la criomacerazione, l’osmosi inversa e la termoregolazione. Stiamo parlando di vino o una centrale atomica ? Davvero questo cumulo di nozioni e informazioni che definiamo genericamente sapere non intacca il sapore? Il mio progetto per la vecchiaia è di ricreare la stessa nudità, di azzerare, scienza, coscienza e conoscenza. Non faccio il sommelier non faccio il ristoratore, non collaboro a nessuna guida, posso permettermi il lusso supremo dell’ignoranza, della tabula rasa. Non dirò più perlage , pris d’ecume, bidule, liqueur d’expedition, pupitre, cru, cuvée. Non sarà una grande rinuncia. Continuerò a bere…
 
 Dimenticavo: radi Babo, aborto floreale, cloni, nuances, tartrati. Affanculo anche loro. 
 
di Gianni Mura dal racconto che dà il titolo al libro ‘Confesso che ho bevuto’ Racconti sul vino e sul piacere di bere (Derive & Approdi).
 
 
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