IL METODO SAINTE-BEUVE

 

 

 

 

‘Il vino è come la poesia, che si gusta meglio, e che si capisce davvero, soltanto quando si studia la vita, le altre opere, il carattere del poeta, quando si entra in confidenza con l’ambiente dove è nato, con la sua educazione, con il suo mondo. La nobiltà del vino è proprio questa: che non è mai un oggetto staccato e astratto, che possa essere giudicato bevendo un bicchiere, o due o tre, di una bottiglia che viene da un luogo dove non siamo mai stati.

Cosa dice l’odorato, e il palato, quando sorseggiamo un VINO prodotto in un luogo, in un PAESAGGIO che non abbiamo mai visto, da una TERRA in cui non abbiamo mai affondato il piede, e da GENTE che non abbiamo mai guardato negli occhi, e alla quale non abbiamo mai stretto la mano?

Poco, molto poco. Il metodo sainte-beuviano, di immergere il più possibile un’opera letteraria nel suo ambiente e nel suo tempo, è ancora il migliore di tutti i metodi per capirla e gustarla fino in fondo. Tale e quale per il vino. E’ l’operazione non è, credetemi, meno complicata: lo studio non è meno lungo nè meno difficile. Il piacere enologico è molto più raffinato e complicato di quanto paia. Basta pensare come la bibliografia specifica che esiste su un dato vino sia infinitamente meno ricca della bibliografia specifica che esiste su un dato poeta. Bisogna, perciò, sopperire in qualche modo : e prima di tutto viaggiando , visitando i luoghi, parlando con i produttori e con i commercianti, leggendo, in seguito, tutto quanto, anche lontanamente, abbia rapportocon il vino che vogliamo capire.

 E che cosa mai può non aver rapporto con un vino? Innumerevoli le conoscenze che il critico enologico dovrebbe possedere: geologiche, geografiche, metereologiche, storiche, letterarie chimiche, mewccaniche. un buon ritratto di vino come quelli che Sainte Beuve ci ha dato di tanti letterati e uomini politici non è ancora stato scritto.’

 

Mario Soldati (1968)

 

 

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