Ratanà (Milano)

 

Fondazione Riccardo Catella

(che ospita la struttura del ristorante)

 

Ultimamente mi è capitato di ascoltare alcuni amici che discutevano sul dilagare incontrollato nel web delle recensioni di ristoranti. La democraticità della rete sembra col passare del tempo perdere sempre di più il suo appeal. Che si tratti di politica, medicina o enogastronomia poco importa, quel che tutti tendono a sottolineare è la confusione e contraddittorietà di un’ informazione sempre meno attendibile. Quando si parla di vino e, ancor più, di cucina il fenomeno viene probabilmente amplificato all’ennesima potenza sia per il marcato tratto di soggettività di un qualunque giudizio  (il famoso de gustibus…) sia per lo scartamento ormai ridotto ai minimi termini, agli occhi di chi legge, tra quelle che sono le valutazioni di utenti comuni e quelle di  chi il critico lo fa di professione. In una serata quante sono le variabili che possono intervenire in grado di far pendere l’ago della bilancia verso un commento entusiasta oppure uno catastrofico ?! In un ristorante ci si dovrebbe tornare più volte e stesso dicasi per un vino attraverso l’assaggio di più bottiglie in momenti diversi. Torno sulla questione proprio per la mia esperienza della settimana scorsa al Ratanà. Se dovessi recensirlo con obiettività consiglierei di andarci  nonostante la mia serata per molti aspetti sia stata negativa. Il locale si trova in una location suggestiva, le matierie prime utilizzate sono di primissima scelta frutto di una ricerca quasi ossessiva. La carta dei vini davvero, altrettanto, ben fatta. Eppure la ‘Fregola e lavarello del Garda, la sua bottarga, finocchietto selvatico, scorza di arancia e mandorle’ lasciava molto a desiderare, meglio sicuramente  il ‘risotto ai fichi neri, uvetta, cannella e pinoli salati’ ma non indimenticabile. Così come le pur buone ‘costolette di agnello, spinaci novelli, olio alle erbe e ceci neri croccanti’, mentre meno riuscito il ‘Pollo ficatum marinato e grigliato, peperoni in teglia, salsa alle acciughe e santoreggia’. Chiusura dolce con un’ottima ‘sbrisolona alle mandorle, fichi saltati e gelato allo yogurt e miele’. La prestazione impeccabile della prima straordinaria bottiglia del Pinot Nero 2010 alsaziano di Pierre Frick (senza solfiti aggiunti) è stata oscurata da un servizio distratto con l’arrivo forzato (continuavano a versare vino nei calici nonostante fossero ancora pieni) di una seconda bottiglia, però, del millesimo 2011 senza che fossimo avvisati del cambio d’annata ed, in effetti, anche molto meno buona. Allora perchè vi starete chiedendo consiglierei comunque un visita. Perchè il posto merita. Un angolo diverso e bellissimo, verde e luminoso,  nel cuore di Milano, che resiste accerchiato da tristi grattacieli. E perchè gli alti e bassi di una sera di settembre ci possono tranquillamente stare…

 

 

Ratanà
Via de Castilla 28
Milano
t. 0287128855

www.ratana.it
info@ratana.it

 

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