La metafora del (vino) naturale

 

 

Impariamo a camminare più o meno a un anno di età. A tre anni siamo in grado di farlo in modo automatico. a venticinque entriamo in una stanza e notiamo che tutti ci guardano, ci intimidiamo e di colpo non sappiamo più mettere un piede davanti all’altro. Un attore deve imparare a camminare con consapevolezza, deve poter muoversi sul palco con sicurezza, apparire naturale mentre tutti l’osservano: è un’abilità che bisogna riapprendere in maniera conscia. Sono convinto che un bravo attore dopo aver attraversato quel processo, sia in grado di salire sul palco e di apparire del tutto naturale. C’è una differenza essenziale tra un attore che appare naturale e il macchinista che sale con naturalezza sul palco dopo lo spettacolo. Per via della sua pratica conscia, l’attore si muove con presenza scenica e sono convinto che nel [vino] esista qualcosa di equivalente. Un attore può recitare la parte del furbo, dello stupido o imparare a camminare ‘in modo naturale’. Ma se l’attore deve recitare la parte del giocoliere, deve essere capace davvero di fare il giocoliere. Non è una cosa che si può recitare. Quando vediamo un attore fare il giocoliere sullo schermo, la recitazione scivola via e vediamo solo la persona impegnata in un gioco di destrezza. Stiamo assistendo ad un’abilità umana e non si può fingere. Partire da [ vini ] abbastanza semplici sul piano strutturale da diventare ben presto strutturalmente più densi. Una volta raggiunto il massimo della complessità, [ questi ]subiscono una sorta di cambiamento improvviso e ricominciano a diventare semplici. Ma bisogna attraversare tutto il processo […] sperimentando con ogni elemento che viene in mente, con ogni variazione per poi tornare a qualcosa di semplice. Scomponendo [il vino] dal punto di vista strutturale, giocandoci […]

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.