Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C. - CAMPANIA STORIES 2015: il vino campano alla prova di maturità.

Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.


"Il vino di qualità migliore è quello moderatamente forte e dal profumo delicato. Quando penetra in bocca, lusinga le narici e conforta il cervello. Si lega bene al palato senza ferirlo, al cuore dà gioia ed allegria!."(Le segré des segrez). Riflessioni per ricollocare il Vino nell'ambito di una cultura dietetica ed estetica. Per tradurre la degustazione in emozioni e sensazioni. Per rileggere etichette e vini nel segno della tradizione e della convivialità. Un viaggio nell'interiorità del vino. Una questione di rispetto e di gusto. Un diario personale per ripercorrere assaggi, esperienze e momenti speciali. Nessun riferimento spaziale o temporale. "Uomini dalle piccole ambizioni morali fanno vini (e non solo vini) dalle piccole ambizioni estetiche". Bevo... ergo sum!!!

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CAMPANIA STORIES 2015: il vino campano alla prova di maturità.

Inviato alle 11:27 il Mar. 3, 2015
 
 
Grand Hotel Parker's
 
 
Ripensavo in questi giorni, durante le degustazioni di Campania Stories, al mio esame di maturità (1989 sic!). Più in generale al significato che dovrebbe avere l'esame di maturità (oggi come ieri) per gli studenti alla fine  del loro percorso di studio. Ho sempre pensato che la maturità da dimostrare all'esame sia sempre stata interpretata in maniera molto discrezionale. Secondo alcuni una prova di mera conoscenza delle materie, degli argomenti, dimostrare di aver studiato, insomma. Secondo altri, ed il sottoscritto, dovrebbe, invece, essere una dimostrazione di ragionamento, di aver capito e metabolizzato quello che si è studiato, averlo fatto proprio. Non parlo solo delle materie scientifiche ma di tutte le materie anche quelle umanistiche, semmai elaborando, perché no, anche la capacità di farle interagire fra di loro. Non importa se hai dimenticato una data o un nome e neanche se hai commesso un' errore, chiaramente ed inequivocabilmente, di distrazione. L' importante è trasmettere agli esaminatori di aver assimilato quelle nozioni. E cosa altro non sono i degustatori professionisti se non una sorta di esaminatori ?! Così mentre rileggevo le note degli assaggi in rosso dell'intensa prima due giorni di Campania Stories prendeva sempre più corpo, in me, la convinzione che nonostante l' eterogeneità delle zone di produzione, di annate e di stili presentata durante le sessioni d'assaggio, le mie perplessità nascessero da tutt'altro punto di vista. La mia media di punteggi è stata insolitamente generosa ma le punte d'eccellenza, vere o presunte, molto poche. Cercavo una spiegazione plausibile ed ho elaborato una mia personalissima teoria. In quei vini che ho degustato quanto c'è dei produttori e quanto dei loro enologi e consulenti ?! Scorrendo, infatti, le pagine del prezioso libretto che gli ottimi organizzatori dell'evento hanno fornito alla stampa ci si rende subito conto che, delle oltre ottanta aziende presenti alla manifestazione, nella stragrande maggioranza dei casi tutte sono riconducibili ad un ristrettissimo numero di enologi/consulenti. Professionisti, giovani e meno giovani, che conoscono i territori d'elezione della Campania del vino, in maniera profonda ed esperta, ed hanno alle spalle, ormai (ripeto anche quelli sulla carta più giovani),  un numero importante e significativo di vendemmie. Quale è il problema allora ?! Che inevitabilmente, indipendentemente dalle loro dichiarazioni d'intento (che non vedo perché non ritenere sincere), ci sia un rischio evidente di applicare dei protocolli consolidati (ognuno il proprio sia chiaro) pressati dall'urgenza delle aziende e l' improcrastinabilità dei risultati attesi. Perché un fallimento, anche episodico (e visto il capriccioso andamento delle ultime annate, stiamo parlando di un evento non improbabile), potrebbe mettere in serio dubbio il rapporto di fiducia col produttore/cliente che a loro, ciecamente,  si è affidati. Non ci vedo nulla di male in tutto questo anzi mi pare del tutto normale se ragioniamo in un' ottica di questo tipo. Ma per lo stesso motivo non c'è da meravigliarsi, poi, di trovarsi nel bicchiere vini che pur raggiungendo un invidiabile standard qualitativo si assomiglino molto, troppo, spesso tra di loro. Mancando di quel tocco di originalità e di personalità che consentirebbe a quegli stessi vini di emergere dal gruppo. Si accorciano le distanze ma la vetta rimane lontana. Traducendo in numeri, qualora ciò possa meglio far intendere il mio concetto a tutti, degli oltre 100 campioni di vini rossi assaggiati a Campania Stories 2015 non sono (ed è la prima volta che io ricordi da quando partecipo a così ampie degustazioni sui vini della mia regione) quasi mai sceso sotto la soglia degli 80/100 (il 90% dei campioni l'ha superata, anche piuttosto agevolmente) ma, allo stesso tempo, di quegli stessi vini solo pochissimi hanno superato gli 85/100. A questo punto mi chiedo se fossi un'enoteca piuttosto che un importatore perché dovrei decidere di selezionare quel vino piuttosto che un altro ?! Potrei ridurre, eventualmente, il tutto ad una valutazione incrociata di due soli fattori: la forza della denominazione ed il prezzo ?! Può darsi che le cosa vadano così e che queste siano le dinamiche ancora oggi che regolano il mercato ma mi sembra, invece, ascoltando gli operatori del settore che cerchino ben altro. Cercano quelle "stories" che non basta più raccontare a parole ma vanno trasposte nel bicchiere in termini di originalità e personalità. Purtroppo molti produttori non hanno una loro idea di vino e continuano ad affidarsi a qualcuno che il vino non solo lo faccia ma lo pensi per loro. Non vorrei che il mio messaggio sia frainteso, e che qualcuno pensi che io voglia mettere all'indice la categoria degli enologi e consulenti. E' proprio l'esatto opposto. Vorrei che i produttori facessero, invece, sentire la propria voce e la propria idea di vino (e se non ne hanno una dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente di farsene una) perché questi ottimi professionisti possano dare il meglio di sé e mettere al loro servizio tutta la loro bravura tecnica ed interpretativa. E non limitarsi a fare dei vini, forti di una sorta di delega in bianco.

Continua....
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