IL P I- LOTA!

 

 

 

 

 

 

Il PILOTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ AMICIZIA

 

 

 

 

 

 

Il BENZINAIO

 

 

 

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Con pochi amici quelli veri…

 

 

 

..perchè non basta bere un buon vino, bisogna condividerlo con chi si ama!

 

 

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AMO I PRINCIPI, HO ORRORE DELLE REGOLE…

 

 

IL MOMENTO DECISIVO

 

 

Ah, si. E’ una questione di concentrazione. Concentrarsi, riflettere, osservare, guardare e ‘via’, sei pronto. Ma non si sa mai qual è il punto culminante di una cosa. Dunque, quando scatti, ti dici: ‘Sì, sì, forse, sì’. Ma non bisogna scattare a vanvera. E come surriscaldarsi o alzare troppo il gomito. Bisogna mangiare, sì, bisogna bere, ma quando è troppo è troppo. Perché nel momento in cui fai scattare l’otturatore, devi subito caricare di nuovo e può essere che la foto si trovasse tra i due scatti. La differenza tra una foto riuscita e una foto mediocre è una questione di millimetri una differenza infinitesimale. Eppure è fondamentale. Non penso che ci sia una grande differenza tra i fotografi, ma forse è proprio questa differenza impercettibile a contare. Molto spesso, non è necessario vedere le immagini di un fotografo. Basta guardarlo in strada per capire che tipo di fotografo è. Discreto, in punta di piedi, rapido o simile a una mitragliatrice? Non si mitraglia una pernice. Se ne prende di mira una, poi un’altra. In quel momento, è possibile che le altre abbiano preso il volo. Ma vedo persone che fanno ‘tac tac tac’, come se avessero il motore. La cosa incredibile è che scattano sempre al momento sbagliato. Adoro osservare un bravo fotografo al lavoro. C’è un’eleganza, è qualcosa di simile a una corrida. Fare fotografie per strada è una gioia. Ma per me la cosa più difficile è il ritratto. Non ha niente a che vedere con l’istantanea scattata per strada. La persona deve accettare di essere fotografata. È come il biologo con il microscopio. Quando si studia una cosa, questa non reagisce allo stesso modo di quando non viene studiata. Bisogna cercare di collocare la macchina tra la pelle di una persona e la sua camicia, e questo non è facile. La cosa strana è che attraverso il mirino si vedono le persone messe a nudo. Si tratta di rubare qualcosa, e a volte è molto imbarazzante. Ricordo di aver fatto, una volta, un ritratto a una famosa scrittrice. Quando sono arrivato da lei, mi ha detto: ‘Mi ha fatto un bellissimo ritratto alla Liberazione’. La Liberazione era stata nel 1945, molto tempo prima. Ho pensato: ‘Si ricorda che all’epoca il suo viso non era lo stesso. Sta pensando alle rughe. Cavolo! Cosa posso dirle?’. Mi sono messo a guardarle le gambe. Lei ha tirato giù il vestito, dicendo: ‘Sono un po’ di fretta. Per quanto ne avrà?’. ‘Non lo so’ ho risposto. ‘Sarà un po’ più lungo che dal dentista, ma un po’ meno che dallo psicanalista’. Forse non aveva un gran senso dell’umorismo, perché si è limitata a dirmi: ‘Va bene’. Le ho fatto due o tre foto e l’ho congedata. Perché non avevo detto quello che serviva. È sempre difficile parlare e al tempo stesso osservare un viso con intensità. E tuttavia è importante stabilire il contatto, in un modo o nell’altro. [Per realizzare il ritratto di] Ezra Pound, sono rimasto piantato davanti a lui per un’ora e mezzo, credo, in un silenzio totale. Ci guardavamo dritto negli occhi, senza imbarazzo. Lui si sfregava le dita. E penso di avere scattato una fotografia buona, quattro altre discrete e due insulse. Che fa più o meno sei foto in un’ora e mezzo. Devi dimenticare te stesso. Devi essere te stesso, dimenticarti e immergerti del tutto in quello che stai facendo perché l’immagine acquisti forza… Senza riflettere. Le idee sono pericolose. Bisogna riflettere di continuo, ma quando si fotografa non si cerca di presentare un’argomentazione o dimostrare una tesi. Non c’è niente da dimostrare. La fotografia viene da sola. Non è un mezzo di propaganda, ma un modo di gridare quello che senti. Si può paragonare alla differenza tra un libello di propaganda e un romanzo. Il romanzo deve passare per tutti i canali nervosi, per l’immaginazione. Ha molta più forza di un pamphlet a cui si getta un’occhiata per poi buttarlo via. E la poesia è l’essenza di tutto. Spesso vedo fotografi che esaltano la stranezza o la goffaggine di una certa scena credendo che la poesia sia quella. Non è così. La poesia contiene due elementi che entrano di colpo in conflitto, è una scintilla tra due elementi. Ma si offre molto di rado e non si può andare a cercarla. È come cercare l’ispirazione. No. La poesia arriva, solo se fai di tutto per arricchirti e se vivi fino in fondo, immergendoti anima e corpo nella realtà. Se vado da qualche parte, spero sempre di ottenere la fotografia di cui diranno: ‘Questa è la verità. Ha proprio visto giusto’. Ma allo stesso tempo non sono un analista politico, e tanto meno un economista. Non so far di conto. Sono ossessionato da una cosa sola, il piacere visivo. La mia gioia più grande è la geometria, cioè la struttura. Non è che vada alla ricerca di una struttura, di forme, motivi o cose del il genere quando fotografo, ma provo un piacere sensuale, e al tempo stesso intellettuale, quando vedo che ogni cosa è al posto giusto. E il riconoscimento di un ordine che appare sotto ai tuoi occhi. E infine – ma questo è solo il mio modo di sentire -, amo scattare. Essere presente. È come dire: ‘Sì! Sì! Sì!’, come le ultime tre parole dell’Ulisse di [James] Joyce. Non ci sono ‘forse’. Bisognerebbe gettare tutti i ‘forse’ nella spazzatura. Perché è tutta questione di un istante. È un momento. Una presenza. C’è o non c’è. E dire ‘sì!’ è un piacere meraviglioso. Anche se è qualcosa che detesti. ‘Sì!’ è un’affermazione.

 

 

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(Non solo) BORGOGNA 2012

 

 

 

 

 

ROMANEE – St. VIVAINT 2005 DRC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MONFORTINO RISERVA 1996

 

 

 

 

RICHEBOURG 2012 THIBAULT LIGER-BELAIR

 

 

 

CHAMBERTIN 2012 ROUSSEAU

 

 

MUSIGNY 2012 MAGNUM DROUHIN-LAROZE

 

 

GRAN FINALE:

 

ROMANEE ST.VIVANT 2005

DOMAINE DE LA ROMANEE CONTI

 

MONFORTINO 1996

GIACOMO CONTERNO

 

 

PAUSA PARENTESI BIANCHI:

 

CHASSAGNE MONTRACHET 1ER CRU

LA ROMANEE

 

CHABLIS GRAND CRU LE CLOS

PONSON

 

MEURSAULT VILLAGE LES TILLETS

DOMAINE ROULOT

 

7^BATTERIA:

 

RICHEBOURG GC

THIBAULT LIGER BELAIR

 

CHAMBERTIN GC

A.ROSSEAU

 

MUSIGNY GC MAGNUM

DROHUIN-LAROZE

 

 

6^ BATTERIA 1ER:

 

VOSNE ROMANEE 1ER BEAUX MONTS

CECILE TREMBLEY

 

POMMARD 1ER LES EPENOTS

JOSEPH VOILLOT

 

POMMARD 1ER GRAND CLOS DES EPENOTS

DE COURCEL

 

VOSNE ROMANEE 1ER CRU LES PETIT MONT

GEORGE NOELLAT

 

 

5^ BATTERIA 1ER:

 

CHAMBOLLE MUSIGNY 1ER CRU

LECHENEAUX

 

CHAMBOLLE MUSIGNY 1ER COMBOTTES

DUJAC

 

CHAMBOLLE MUSIGNY 1ER LES FEUSSELOTTES

CECILE TREMBLEY

 

VOSNE ROMANEE 1ER LES SUCHOTS

JM MILLOT

 

 

4^ BATTERIA NSG 1ER:

 

 NSG LES SAINT GEORGES

THIBAULT LIGER BELAIR

 

NSG LES CAILLES

CHEVILLON

 

NSG LES VAUCRAINS

CHICOTOT

 

 

3^ BATTERIA VILLAGE:

 

CHAMBOLLE MUSIGNY

GEORGE ROUMIER

 

VOSNE V.V.

CECILE TREMBLEY

 

GEVREY V.V.

FOURRIER

 

MSD VILLAGE

DUJAC

 

 

2^ BATTERIA VILLAGE:

 

VOLNAY VV

VOILLOT

 

VOLNAY 

BENJAMIN LE ROUX

 

GEVREY V.V.

BACHELET

 

 

1^BATTERIA:

 

GIVRY 1ER CRU CLOS SALOMON MONOPOLE

DOMAINE DU CLOS SALOMON

 

SAVIGNY LAVIERES

CAMUS BRUCHON

 

SANTENAY CLOS DE MOUCHE

DAVID MOREAU

 

INTRO:

 

LA ROCHE MOULIN A VENT

THIBAULT LIGER BELAIR

 

CUMIERES 1ER BRUT NATURE SA

GEORGES LAVAL

 

MACONNAIS MACON CLESSE’CUVEE BOTRYTIS 1995

LA BONGRAN

 

 

 

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SERATA ‘MAGUM’

 

 

 

Tarlant ZERO

5 *****(92/100)

 

Bonneau du Martray 2008

4 **** (89/100)

 

Vinupetra 2005 Salvo Foti – I VIGNERI

4 **** (88/100)

 

Pinot Nero 2008 Carlotto

4 **** (88/100)

 

Vrucara 2000 Feudi Montoni

3 *** 1/2 (86/100)

 

Rioja Crianza 2009 Ramon Bilbao

3 ***  (84/100)

 

Marsala Stravecchio 1956 Tenuta Antonetta Spano

5 ***** (90/100)

 

 

 

 

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E allora bevo…

 

 

 

Dint’ ‘a butteglia
n’atu rito ‘e vino
è rimasto…

Embè
che fa m’ ‘o guardo?

M’ ‘o tengo a mente
e dico:
”Me l’astipo
e dimane m’ ‘o bevo?”

Dimane nun esiste.

E ‘o juorno prima
siccome se n’è gghiuto,
manco esiste.

 

 

Esiste sulamente
stu momento
‘e chisto rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.

E che faccio,
m’ ‘o pperdo?

Che ne parlammo a ffà!

Si m’ ‘o perdesse
manc’ ‘a butteglia me perdunarrìa.

E allora bevo…

E chistu surz’ ‘e vino
vence ‘a partita cu l’eternità!

 

Eduardo De Filippo 

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LA DISFIDA DI BARLETTA

 

 

 

 

SOUTH TRUCKS VS. PATRIOTS: 31-14

 

 

 

CHE PARTITA:

 i South Trucks senza gli infortunati Enrico Gentile e Maurizio Magri battono 31-14 una eccellente rappresentativa dei Mad Bulls BT – Patriots; 4 touchdowns di Lorenzo Diliso ed 1 di Domenico Gentile + trasformazione. Eccellente la prestazione di Elio Sciumanò. La partita si conclude con un intercetto di Fabio Cimmino e l’ennesimo infortunio di Carlo Ferrari.

OTTIMA l’organizzazione. MAGNIFICO lo spirito dell’evento!

 

 

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Mini verticale FIANO DI AVELLINO DOCG 2002-2003-2004

 

 

 

 

Ogni volta che scrivo di Guido Marsella non posso fare a meno di ricordare che al suo fiano dedicai il mio primissimo articolo sul web (per la precisione fu pubblicato nella sezione Wine Arena di Winereport, prima che iniziasse la mia collaborazione ufficiale, purtroppo il link si riferisce ad una mia riproduzione essendo l’originale stato rimosso dalla rete). Ho ancora una discreta scorta di bottiglie di questo fianista convinto (non produce altre etichette) che custodisco gelosamente (tenete presente che il produttore non ha stipato nulla in cantina, neanche una bottiglia, delle prime annate commercializzate) ed ogni tanto, con estrema parsimonia, ne stappo qualcuna. Se pensate che sopravvaluti la capacità d’invecchiamento del fiano, e di questo fiano di Summonte, nello specifico, vi sbagliate di grosso. La conferma è venuta, ancora una volta, da questi millesimi in grado di esibire nel bicchiere una forma davvero invidiabile sia dal punto di vista dell’integrità che della freschezza. Sorprendentemente ed incredibilmente, addirittura, vini giovani sotto certi aspetti. Mi riferisco all’intensità olfattiva che quasi stordente quando le bottiglie vengono immesse sul mercato ancora adesso non sembra minimamente scalfita e solo relativamente ridimensionata. Le tre annate in degustazione rispecchiano molto fedelmente il rispettivo andamento climatico. Più elegante  e sottile la 2002, strutturata ed equilibrata la 2004, più generosa e calda la 2003. Profondità e complessità non vengono mai meno, il terroir domina il quadro olfattivo (fiori, frutta, minerali e spezie) sostenuto da un sostanzioso contributo balsamico. La diversa identità di ogni singola annata, in questo senso, diventa solo una questione di sfumature. Il colore, in particolare della 2002, potrebbe ingannare a prima vista, per i riflessi leggermente ambrati, che ha assunto col trascorrere del tempo ma è un segnale trascurabile di una presunta  ossidazione neanche lontanamente in corso. Se facciamo riferimento alla famosa collina con la quale spesso si  descrive la curva evolutiva di un vino qui siamo ancora in un crescendo, sempre vicini all’apice ma senza alcun accenno a voler imboccare la discesa. Non mi resta che consigliarvi di spulciare con la massima attenzione la carta dei vini di qualche ristoratore illuminato, il prezzo è accessibile, il bicchiere una garanzia. 

 

 

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Trova la tua spiaggia…

 

 

NYC

 

‘Non devi drogarti per vivere qui.

Ma aiuta.’

 

 

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Mini verticale VIGNA DELLA CONGREGAZIONE 2002-2003-2006

 

 

Fiano di Avellino (selezione)

VILLA DIAMANTE

Montefredane

Irpinia

 

 

In attesa di poter organizzare una verticale più completa che comprenda anche qualche annata più vecchia (e più giovane), ho voluto fare un veloce ripasso di alcuni millesimi, scegliendo quei tre, probabilmente, tra i più diversi partoriti dal genio enologico di Monsieur Antoine Gaita. Tutte, però, hanno mostrato un tratto comune, rivelandosi davvero inossidabili al trascorrere del tempo. Il 2002 è ancora in buona forma nonostante in passato siano girate alcune bottiglie non particolarmente felici. Molti, ricordo (e ne è rimasta traccia sul web) lamentavano un odioso, intenso quanto monocorde odore di pancetta affumicata. Io c’ho sentito dentro, sempre e solo, la sua peculiare ed originale nota di farina di castagne. Una sorta di timbro distintivo che ha accompagnato a partire dal 1997 quasi tutti i suoi millesimi più riusciti. Ed ancora, oggi, difficile a credersi, è ben presente e riconoscibile in questa 2002. Un liquido dal colore integro, divenuto solo decisamente più carico con gli anni. Ampio il ventaglio di profumi che non hanno guadagnato in complessità e profondità ma che hanno conservato l’eleganza floreale, il fascino minerale ed, addirittura, quel rigoroso corredo fruttato che descrivevano il vino alla sua uscita sul mercato. La 2003 si presenta generosa, luminosa, brillante, già alla vista. Sprigiona ed invade le narici con vere e proprie  ondate dolci di zafferano e crema pasticciera innervate di suggestioni idrocarburiche al punto da ricordare nel suo insieme una versione, di quelle giuste, di un riesling (sicuramente) non trocken o, meglio, di un alsaziano. Un pizzico di delusione ha, invece, accompagnato l’ultima bevuta. Un concentrato di mineralità ed essenzialità, esatto opposto della 2003. Gioca in sottrazione su una struttura rigida e austera ed un profilo olfattivo preciso, riservato e poco espansivo.  La 2006 è stata esaltata, al suo esordio, da tutti pur con qualche riserva che era più o meno sempre la stessa. Come evolverà ?! Ebbene non so se è un bene o un male ma ogni volta che ne stappo una bottiglia ritrovo il vino allo stesso punto e il dilemma rimane irrisolto. Non cede in nessuna direzione che se da un lato è positivo dall’altro non permette al vino di evolversi, di stratificarsi ed arricchirsi in termini di sensazioni. Vorrà dire che dovrò conservare le mie ultime bottiglie il più a lungo possibile… 

 

 

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