Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.

Euthymia: prove tecniche di degustazione a cura di Fabio C.


"Il vino di qualità migliore è quello moderatamente forte e dal profumo delicato. Quando penetra in bocca, lusinga le narici e conforta il cervello. Si lega bene al palato senza ferirlo, al cuore dà gioia ed allegria!."(Le segré des segrez). Riflessioni per ricollocare il Vino nell'ambito di una cultura dietetica ed estetica. Per tradurre la degustazione in emozioni e sensazioni. Per rileggere etichette e vini nel segno della tradizione e della convivialità. Un viaggio nell'interiorità del vino. Una questione di rispetto e di gusto. Un diario personale per ripercorrere assaggi, esperienze e momenti speciali. Nessun riferimento spaziale o temporale. "Uomini dalle piccole ambizioni morali fanno vini (e non solo vini) dalle piccole ambizioni estetiche". Bevo... ergo sum!!!

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E tutto il resto è mancia

Inviato alle 16:20 il Apr. 5, 2013

 

 

 

 

Lezioni di (finto) ottimismo – Javier Cercas

Come ogni mattina, mi alzo esultante e, dopo che mio figlio ha finito di guardare alla tele l’episodio di Doraemon («Siamo i bambini della terra,/ tutti insieme costruiamo/ una città di meraviglie e felicità»), lo infilo in macchina per accompagnarlo a scuola. Per la quinta volta nelle ultime due settimane, la macchina non parte, però, dato che sono un ottimista incurabile, invece di mettermi a piangere sullo sterzo, chiamo un taxi. Nel taxi suona una canzone di Simon e Garfunkel che non ascoltavo da vent’anni e che parla della solitudine di un pugile mezzo suonato che si trascina il suo fallimento nell’inverno di una città estranea. Lascio mio figlio a scuola e vado a lavorare. Entrando in aula, ho già deciso che, siccome è quasi Natale, parlerò di un articolo di Mariano José de Larra che sarcasticamente – perché vi si racconta una notte atroce – s’intitola La vigilia di Natale del 1836, un articolo tristissimo che le pére à nous tous scrisse appena due mesi prima di farsi saltare le cervella con un colpo di pistola, e in cui si diagnostica la malattia che lo rende ebbro di desiderio e d’impotenza; l’ottimismo; vale a dire: l’assurda e incurabile speranza che non ci troviamo su questa Terra per essere sfortunati. Mentre continuo a parlare dell’articolo, noto che nell’aula si è prodotto un casino favoloso (un gruppo di ragazzi ha montato una bisca; un’anziana signora ha tirato fuori da un nécessaire un set di uncinetti; un gruppo di ragazze discute a squarciagola degli incanti di Brad Pitt), ma decido di continuare con Larra, più che altro perché ho appena scoperto in prima fila la mia unica ascoltatrice, una ragazza bellissima che ascolta le mie spiegazioni con lo sguardo meravigliato. Finalmente finisce la lezione. «È incredibile», sento sospirare in corridoio. «È stata la lezione più noiosa della mia vita». Allora mi giro e riconosco la ragazza meravigliata e bellissima della prima fila.
Vado a pranzo. Al ristorante incontro il filosofo Josep Maria Ruiz Simón, che ha appena pubblicato un libro su Ramon LLull. Dato che è una persona educata, mi chiede come sto; dato che sono una persona educata, mento, ma a metà pranzo crollo e, invece di mettermi a piangere sui maccheroni, gli parlo della mia macchina e di Larra e di Brad Pitt e dell’incurabile malattia dell’ottimismo. Allora, per darmi ragione, o per consolarmi, Ruiz Simón mi chiede se conosco la teoria della mancia.

Meravigliato dal fatto che già all’epoca di Llull esistessero le mance, gli dico di no. «La teoria non è di Llull, che era un ottimista, mi corregge, bensì di Josep Pla». Secondo la teoria, in questa vita tutto ciò che non è una catastrofe è una mancia. Giriamo la chiave e la macchina parte: mancia. Facciamo lezione e qualcuno ascolta: mancia. L’ottimista crede che ci troviamo qui per essere felici; il pessimista, che ci troviamo qui per evitare tutte le catastrofi possibili e per guadagnarci tutte le possibili mance. Perciò il pessimista vive contento e tranquillo; l’ottimista, inquieto e dannato.
Dice Chesterton che esistono due tipi di persone: quelle che dividono le persone in due tipi e le altre. Mentre vado a prendere mio figlio a scuola, mi intrattengo dividendo la gente in ottimisti e pessimisti. Ambrose Bierce, per esempio, era più ottimista di Larra e di Llull, ma non più di Doraemon e per questo ha dato la seguente definizione della parola «anno»: «Periodo di trecentosessantacinque delusioni». Invece Ricardo Reis, che sospetto fosse più pessimista di Ruiz Simón, ma non più di Pla, scrisse: «Se non ti aspetti nulla, quanto ti riserva la giornata, per poco che sia, sarà molto». Prendo mio figlio a scuola e quando arriviamo a casa gli annuncio che non vedrà mai più nella vita nemmeno un episodio di Doraemon, quel malato di ottimismo. Per risarcirmi delle ingiurie della giornata, la sera, dato che siamo quasi a Natale, sono sul punto di mettere nel videoregistratore La vita è meravigliosa, che è il film più ottimista del più ottimista dei registi hollywoodiani, ma mi correggo in tempo e metto un film di Huston che sarcasticamente — perché vi si parla di una città atroce — s’intitola Fat City, che si potrebbe tradurre con «Ma che città!», o ancora meglio con «Una città di meraviglie e di felicità», e mentre guardo quel tristissimo film di pugili mi ricordo di Simon e Garfunkel e anche di Larra, che visse in fretta e morì giovane e lasciò un bel cadavere, e mi dico che Huston ha ragione, che tutti noi, che viviamo con esasperante lentezza e sicuramente moriremo vecchi e lasceremo un cadavere puzzolente, finiremo come la coppia di pugili del suo film, falliti e soli e mezzo suonati in una città atroce, orinando sangue prima di salire sul ring, ebbri di desiderio e di impotenza, combattendo a morte con la nostra stessa ombra in uno stadio vuoto. E tutto il resto è mancia.

 

© Javier Cercas/ Il Sole 24 Ore
pubblicato su “Domenica” del 3.III.2013
riproduzione riservata

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Au sud du Beaujolais: Martine & Pierre-Marie Chermette

Inviato alle 08:10 il Apr. 5, 2013

 

 

DOMAINE DU VISSOUX

 

Une vinification la plus naturelle possible

 

Les Crus du Beaujolais

 

Broully

 

Matière pure et droite, construite sur des tanins ronds. Bouche fine et charnue, finale longue et fraîche.

 

Fleurie Poncié

 

Cuvée féminine, pleine de finesse et de suavité. Tanins soyeux, reflets pourpres, nez floral d’iris, de violette et de rose, bouche légèrement poivrée.

 

Moulin à Vent Les Trois Roches

 

Les trois parcelles, Rochegrès, La Rochelle et Roche Noire apportent respectivement la finesse, la puissance et le fruité. Large palette aromatique allant des petits fruits rouges et noirs très mûrs aux épices avec des notes minérales.

 

 

 

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VERGOGNA TOTALE !

Inviato alle 11:25 il Mar. 28, 2013

 

 

La mia Solidarietà a Patrizia, mamma di Federico.

 

 

 

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VENDEMMIA TAURASI (edizione 2013)

Inviato alle 10:11 il Mar. 26, 2013

 

 

Su Lavinium è possibile leggere il resoconto completo.

 

 

Ecco un carrellata degli assaggi che più mi hanno convinto.

 

 Tre gli Aglianico 2011 indegustazione:

 

Villa Raiano

Di Marzo

 Re di More di Mastroberradino

(tutti dalla beva fruttata e snella)

 

 Tra i 2010 spicca per originalità d'esecuzione il

 

 Satyricon di Tecce

 

 Tra i 2009 decisamente sopra tutti si stacca il

 

 Gioviano del Cancelliere

 (che ha saltato il Taurasi)

 

 mentre rimangono sempre affidabili:

 

  Salae Domini di Caggiano

5Querce di Molettieri

Jumara de I Capitani

 

 Chiudono tre 2008 con

 Antico Castello

 in evidenza


Passiamo, adesso, finalmente, ai Taurasi 2009:

 

 Mater Domini di Rocca del Principe

(dalla linea più dimessa ed equilibrata)

 

...un bel po' di gradini più in alto, troviamo:

 

 Pietracupa

 (dal profilo dichiaratamente borgognone e tra i miei preferiti in assoluto)


Insieme al Taurasi di Sabino Loffredo salgono sul mio personalissimo podio i due cru 2008 di  Contrade di Taurasi della famiglia Lonardo:

 

 Coste

Vigne d'Alto

 

 

 Radici 2009 di Mastroberardino

 

Poliphemo di Luigi Tecce (recensione)

 

 Superano la prova anche:

 Terredora con la selezione Fatica Contadina

F.lli Urciuolo

... una conferma arriva da :

Antico Castello


Tra i 2008 ritroviamo, invece, alcuni classici come:

 

 Perillo

 Molettieri con Renonno

 Macchia dei Goti di Caggiano.

 

 E sempre dal millesimo 2008 segnalo la bella prova del

 Sant'Eustachio di Boccella

 nonché il sorprendente

Taurasi di Sanpaolo

 

Infine uno sguardo alle Riserve 2007 dove troviamo in evidenza:

Loggia del Cavaliere di Tenuta Cavalier Pepe

 

 a far buona compagnia all'intramontabile

 Etichetta bianca di Mastroberardino

 

 

 

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IL più "Gentile" tra gli atei...

Inviato alle 15:24 il Mar. 25, 2013

 

 

ALBERT CAMUS 1913-1960

 

 

 «L'uomo deve riparare nella creazione tutto ciò che è possibile. Dopo di che i bambini continueranno a morire ingiustamente, anche in una società perfetta. Col suo più grande sforzo, l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo. Ma l'ingiustizia e la sofferenza rimarranno e, benché limitate, non cesseranno di essere uno scandalo. Il "perché?" di Dimitri Karamazov continuerà a risuonare».

 «La levata, il tram, le quattro ore di ufficio o di officina, la colazione, il tram, le quattro ore di lavoro, la cena, il sonno e lo svolgersi del lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato sullo stesso ritmo… Soltanto che, un giorno, sorge il "perché?"…».

 

«O il mondo ha un senso più alto, o nulla è vero fuori di tali agitazioni».

 

«Se c'è un peccato contro la vita, è forse non tanto disperarne, quanto sperare in un'altra vita, sottraendosi all'implacabile grandezza di questa»

 

«Non aspettate il giudizio finale perché esso si celebra ogni giorno».

 

«L'uomo non può fare a meno della bellezza, e la nostra epoca finge di volerlo ignorare. Essa non vede il bello perché s'irrigidisce per raggiungere l'assoluto e il dominio»

 

«Dovessi scrivere io un trattato di morale, avrebbe cento pagine, novantanove delle quali assolutamente bianche. Sull'ultima poi scriverei: Conosco un solo dovere ed è quello di amare. A tutto il resto dico no».

 

«questo mondo senza amore è un mondo morto e giunge sempre un'ora in cui ci si stanca delle prigioni, del lavoro, del coraggio per reclamare il volto di un essere e il cuore meravigliato della tenerezza».

 «Il mondo di oggi chiede ai cristiani di rimanere cristiani. L'altro giorno, alla Sorbona, rivolgendosi a un oratore marxista, un prete cattolico diceva in pubblico che anche lui era anticlericale. Bene: non amo i preti anticlericali, come non amo i filosofi che si vergognano di se stessi. Perciò non cercherò di farmi cristiano davanti a voi. Spartisco con voi lo stesso orrore del male. Ma non spartisco la vostra speranza, pur continuando a lottare contro questo universo in cui dei bambini soffrono e muoiono».

 

«Come essere santi senza Dio: è questo il solo problema concreto che io conosca».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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